30 Settembre 2022

Respiro spirito e attività mentale

“….Esiste una fondamentale connessione fra respiro e “spirito” e si ritrova in gran parte delle lingue; ad esempio, i nostri termini “espirazione” ed “inspirazione”, laddove nel significato di quest’ultimo non si ravvisa il solo inalare, ma altresì il riempirsi di energia creativa o spirito (essere “inspirati”). 
Per contro, “espirazione” richiama, oltre a quello proprio, significati di morte o di perdita dell’energia vitale: esalare l’ultimo respiro
…Niente come la sensazione di soffocamento risveglia l’elementare istinto di sopravvivenza. Per questo motivo il flusso respiratorio, la sua periodicità e il suo ritmo sono intimamente legati ai più elementari stadi dell’attività mentale. 
Il respiro è la sola funzione fisiologica sia volontaria che involontaria. Possiamo controllarlo coscientemente o possiamo ignorarlo e permettergli di funzionare più o meno automaticamente come avviene per gli altri processi interni. Esso può essere regolato dalla mente o dal corpo. In questo senso, dunque, il respiro è un importante intermediario tra mente e corpo, non controllato esclusivamente da uno dei due, ma soggetto all’influenza di entrambi in grado, a sua volta, di condizionare ambedue. Il respiro è la chiave dell’interazione tra corpo e mente, infatti quando è rilassato, il respiro riflette calma emozionale e denota pertanto uno stato in cui è possibile la concentrazione dell’attenzione. Diversamente possiamo notare come un’emozione o turbe mentali modifichino il ritmo del respiro: e come afferma Magda Proskauer in “Breathing Therapy, diventa “agitato per la rabbia, rotto dal pianto, affannoso nella sorpresa, soffocato nella tristezza, sospiroso nel sollievo”. Quando la mente è assorbita da pensieri o da emozioni fluttuanti non è tranquilla il respiro lo riflette. Così che si fa strada un “linguaggio del respiro” che per molti versi assomiglia al “linguaggio del corpo”. Esso rivela gli specifici modi di metterci in relazione con l’esterno: trattenere il respiro, singhiozzare e ansimare sono anch’essi termini del vocabolario del respiro
…Vediamo, allora, in che modo il prana serve da intermediario tra il corpo e la mente. Abbiamo visto, per esempio, come la tensione muscolare assorba rilevanti quantità di energia. Lavorando sul corpo con gli esercizi di Hatha Yogaquesta energia viene liberata e resa utilizzabile. Ma l’energia non è impegnata soltanto dalla tensione muscolare; essa è consumata allo stesso modo dalle tensioni mentali. Se siamo proccupati avvertiremo uno stato di ansia che “consuma” grandi quantità di energia. Perfino quando timori e ansie non possono essere chiaramente identificati, si può avvertire una sensazione di esaurimento e di stanchezza mentale. I modi abituali di gestire tali tensioni possono divenire così strutturati nei nostri comportamenti da non essere più percepiti coscientemente. In aggiunta, quindi alle energie che essi subdolamente consumano, se ne spendono altre per tenere queste situazioni lontano dal dominio della coscienza. Buona parte della pratica yoga ha per scopo accedere a questa energia e governarla. 
Da tutto ciò possiamo evincere che il controllo diretto dell’energia pranica è esercitato dalla mente, ma che la mente stessa è notoriamente mutevole. Essa può essere preda di conflitti, confusione e contraddizioni.”22  
Ecco che ritorniamo alla necessità di un lavoro di consapevolezza al fine d’integrare le diverse parti del vasto campo dalla mente.
Lo yoga indica, con la sua sistematizzazione, un percorso che va a studiare e comprendere la mente cosciente, dopo di che ci conduce gradualmente alle zone esterne alla coscienza per renderle osservabili. Questo è il prossimo passo nella scienza dello yoga.
Tutti abbiamo esperienza di quanto possa essere difficile intervenire su stati mentali  provocati da reazioni emotive, per questo possiamo intervenire sulla mente attraverso il respiro: imparare a controllare coscientemente e volontariamente il respiro è la chiave per padroneggiare emozioni e stati mentali.
Nella pratica dello yoga imparare a respirare tranquillamente e senza irregolarità introduce lo studente alla meditazione, perché respirando in questo modo si possono ridurre i pensieri distraenti e ottenere una più intensa concentrazione.
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22 ibidem

Sezione a cura di Lucia Giovenali

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