15 Novembre 2019

Gli Haiku

Gli Haiku
Gli Haiku

Durante il secolo XVII, in Giappone si consolidò una corrente letteraria che prediligeva una forma poetica semplice e concisa, mutuata dalla tradizione, la cui forza espressiva derivava dalle immagini della natura mirabilmente condensate in componimenti poetici di appena 17 sillabe: gli haikai o haiku.

Questa particolare forma di poesia si compone di soli tre versi caratterizzati rispettivamente da cinque, sette e cinque sillabe. Le radici dell’haiku affondano in un altro tipo di componimento: il tanka, un genere conosciuto fin dal IV secolo.
Quest’ultimo era composto di 31 sillabe e formato da 5 versi con una quantità precisa di sillabe per ogni verso: 5-7-5-7-7.
A causa dell’estrema ermeticità del testo, la comprensione dell’haiku richiede una grande capacità di immaginazione e predisposizione a lasciar volare la fantasia.
Tradizionalmente l’ultimo verso, chiamato kigo, contiene il riferimento che fa capire al lettore a quale stagione o a quale mento dell’anno è dedicato il verso.
Il kigo carica di significato e cobra il contesto della poesia; oggi è ritenuto un punto fermo della composizione. Vi fu un tempo, però, in cui venne ampiamente contestato perché considerato un’inutile artificio letterario.
I soggetti sono trattati con la descrizione di scene rapide, ma intense. Normalmente vengono rappresentati fatti naturali, oppure le emozioni che la natura lascia impresse nell’animo dell’hazjin (cioè il poeta).
L’haiku viene definito talvolta come la “voce della natura”.
Il primo impatto con la poesia giapponese non è semplice.
La mancanza di nessi evidenti tra i versi è indubbia, e chi non conosce questo tipo di poesie può rimanere spiazzato. In realtà, questi vuoti sono solo apparenti, perché sono volontari e servono affinché il lettore li possa colmare con ciò che gli suggerisce lo spirito.
Proprio per non suggerire nulla, e lasciare il lettore libero d’immaginare le emozioni che desidera (e non necessariamente le stesse identiche dello haijin), l’haiku non porta nessun titolo.
La prima antologia capace di riunire il meglio della poesia giapponese, invece, risale all’VIII secolo e si intitolava Manyoshu.
Tra i maggiori poeti di haiku si ricordano Matsuo Basho, Yosa Buson, Kobayashi Issa, Masaoka Shiki, Chiyo. Il più grande autore di haiku è senz’altro Matsuo Basho.
Nel XVII secolo ne rivoluzionò lo stile dando origine a un nuovo modo di scrivere non più legato ai fronzoli stilistici che lo avevano reso celebre.
Bash viaggiò a lungo in tutto il Giappone diffondendo quella che amava chiamare la “via dell’eleganza”.

Tratto dal libro “Zen” – Key Book

Related posts

Questo sito utilizza cookie di profilazione, anche di terze parti, per fornirti servizi e pubblicità in linea con le tue preferenze. Se chiudi questo banner o prosegui con la navigazione cliccando un elemento della pagina ne accetti l'utilizzo. Per maggiori informazioni su come modificare il consenso e le impostazioni dei browser supportati.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi