17 Maggio 2022

La volontà facoltà interiore

Le facoltà interiori che Assagioli ritiene necessarie per prevalere sulle difficoltà della vita moderna sono: “grande risolutezza, fermezza e costanza, grande chiaroveggenza e saggezza”. Poi sottolinea che “fondamentale tra questi poteri interiori, e quello a cui si dovrebbe dare la precedenza, è l’enorme e ancora non realizzata forza della volontà umana”. 
Egli dice”Una panoramica storica dei problemi collegati alla volontà mostra che i tentativi di risolvere questo problema a livello teorico ed intellettualistico non solo non portano alla soluzione, ma sfociano in contraddizione, confusione e smarrimento…” e quindi propone di “… cominciare con lo scoprire la realtà e la natura della volontà attraverso l’esperienza esistenziale diretta“. Ancora un punto di incontro con ciò che è proprio dello Yoga: l’esperienza diretta.
La volontà di cui parla Assagioli non è una coercizione imposta dall’esterno, dalle convenzioni sociali, ma una forza interiore e liberatoria, come quella passione chiamata nello yoga tapas, orientata al bene, energica ed efficace, caratteristica di una persona ben equilibrata ed integrata.
Il testamento spirituale di questo grande maestro di vita è sicuramente l’invito a portare avanti il Progetto Volontà; un invito allo studio ed alla ricerca, sia individuale che di gruppo, per il bene e la pace dell’Umanità.
Assagioli sosteneva che quando non c’è volontà, cioè quando una persona non è capace o ha paura di scegliere, c’è sofferenza, depressione, ansia.
Per Freud non esiste una volontà libera: per la psicanalisi noi siamo vissuti dall’inconscio, siamo determinati da fattori che, a nostra volta, non possiamo controllare.
Per Assagioli la scoperta della volontà è essenziale per la salute psichica, ma se ignoriamo la volontà tendiamo a reprimere il nostro stesso potere, le nostre facoltà più importanti.
E’ proprio nell’atto di volontà che una persona può scoprire chi egli è.
Io scopro me stesso nel momento in cui voglio qualcosa (voglio, non nel senso di desiderare, ma di decidere).
Sia che si tratti di un animale da laboratorio che di una persona, il fare un atto di volontà, decidere qualcosa, sentire che si può modificare l’ambiente esterno, è considerato come un bisogno, alla pari di altri bisogni fondamentali, come quello di cibo, di sonno,  ecc.” 76 
Nella psicosintesi vi sono molte tecniche ed esercizi che vengono usati in gruppo, ma che ciascuno può fare anche da solo, per lavorare sulla volontà, con degli effetti benefici: la persona sente che il suo “voltaggio” psichico e spirituale aumenta. Può trascendere o sconfiggere molte emozioni negative, come l’ansia, la paura, la rabbia, la depressione, il senso di impotenza ecc., come risultato di una scoperta della propria identità.
La volontà è infatti la facoltà più vicina al nostro io. Se noi fac ciamo un atto di volontà, accentuiamo il nostro “io”, il nostro “cen tro“.
Ovviamente non parliamo di quella volontà come ansioso senso del dovere,  come repressione di una parte di noi stessi ma s’intende la volontà che ha origine dal centro del nostro essere , che non impone ma coordina; non spinge, non sforza, non condanna nè reprime, semplicemente dirige.
Ci sono molte tecniche per coltivare la volontà una delle quali ricorda il Mandala delle associazioni di Swami Satyanada: si scrive su un foglio le probabili risposte alla domanda “che cosa voglio fare nella mia vita?” Si fa una lista veloce, senza pensarci troppo. Si scrive tutto, qualsiasi cosa abbiamo in mente. Poi si lascia da parte questa lista e ci si pone un’altra domanda:
Che cosa vorrei fare nei prossimi cinque anni ? Poi ci si pone una terza doman da: se avessi soltanto sei mesi di vita, che cosa farei ?
Alla fine da queste tre liste si scelgono le due o tre risposte a cui dare maggiore attenzione e valore: sono le nostre priorità, ciò che ha il potere di dare significato e dinamismo alla nostra vita.
Ora da questa scala di priorità si aggisce giorno per giorno in direzione di ciò che si desidera, allora sentiamo veramente di non perderci in cose inessenziali, di essere a fuoco, di avere un progetto.
Generalmente le cose più importanti sono quelle che richiedono maggior sforzo, maggior impiego di energie, spesso inve ce è più semplice lasciarsi andare a tutto ciò che è ovvio e più facile, verso un’ innata tendenza alla conservazione dell’energia, senza sapere che la perdita di energia si verifica quando non stiamo facendo ciò che veramente vogliamo.
Anche nelle relazioni possiamo coltivare la volontà, per alcuni potrebbe trattarsi di  autoaffermarsi, altri al contrario potrebbero aver bisogno di imparare a non aggredire, a cedere. Questo succede se vediamo la vita come un laboratorio, e allora ogni situazione diventa un campo di azione e di lavoro.
Ma gli esercizi di volontà non sono solo fare. Al contrario, la volontà può anche essere un non fare, potremmo paragonarlo a quello che nel Raja yoga é samtosa, quel senso di “contentamento” sia del proprio stato che di ciò che si ha o a sauca, operare una pulizia in tutti gli aspetti della nostra vita, cioé decidere di fare meno cose; “potare” é un’operazione che rivitalizza. Goethe diceva che è nell’ arte di limitare se stessi che si riconosce il vero maestro.
La volontà e la ripetizione possono cambiare ciò che crediamo immutabile, un pensiero che è ripetuto una, cento, mille volte, genera una realtà psi chica cambiando i nostri pensieri e la direzione della nostra immaginazione.
Un samskara è un pensiero che è stato pensato migliaia di volte, e quindi è per così dire depositato nella profondità della psiche che con la ripetizione si solidifica e diventa una parte della nostra personalità. Esistono tecniche specifiche per imparare a indirizzare i nostri pensieri e creare nuovi samskara: 
trasformando la nostra personalità, dandole una forma diversa, deposi tando un pensiero, un atteggiamento, un giorno dopo l’altro.
La volontà di bene è una delle manifestazioni più alte dello spi nto umano: in essa avviene una sintesi dell’elemento volitivo con i sentimenti superiori del superconscio. Chi attiva la propria volontà di bene si sente unito e coerente. 
Questa è un’azione benefica in cui investiamo, in maniera deli berata e sistematica, tutto il nostro essere. 
E in quel momento, in un certo senso trascendiamo noi stessi e abbiamo l’esperienza di essere parte di un tutto più grande di noi.” 77 
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76 ibidem 
77 Ferrucci Piero op. cit 

Sezione a cura di Lucia Giovenali

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