15 Novembre 2019

Glossario zen

Aikido: arte marziale giapponese. Letteralmente significa “armonia” (aika) con il cosmo e “via” (do).
Ango: periodo di circa 100 giorni di ritiro spirituale nei monasteri Zen, durante l’estate. Arhat (o Arahat): titolo attribuito a individui di grande levatuta spirituale, “santi”.
Bhikkhu: monaco Zen.
Bodai: termine giapponese cotrispondente al sanscrito hodhi: indica l’illuminazione del Budda.
Bodai shin: in sanscrito bodhicittà; la mente del Budda, la saggezza intrinseca.
Bodhidharma: termine sansctito, in giapponese Bodhai-Daruma o Daruma, morto nel 532 fu il venrortesimo patriarca indiano, che si recò in Cina diventando il primo patriarca cinese del buddismo Ch’an da cui deriva lo Zen giapponese.
Bodhisattva: termine sanscrito, letteralmente “essere illuminato”, chi pratica la Via del Budda e, motivato da compassione, rinuncia all’illuminazione finale per aiutare gli altri a diventare illuminati.
Bonsho: grande campana in bronzo collocata fuori dal dojo, non presente nei templi cittadini.
Budda: termine sanscrito, letteralmente “risvegliato”. Designa il Budda storico, Shakyamuni.
Buddismo: termine indicante la dottrina salvifica annunciata dal Budda.
Bushido: la Via del guerriero, il codice morale dei Samurai.
Butsu: Budda.
Butsudo: la Via del Budda. Talvolta si riferisce agli insegnamenti del Budda e talvolta al sentiero o pratica che conduce all’illuminazione o la incarna.
Ch’an: termine cinese che significa meditazione. È l’equivalente del Dhyana sanscriro e dello Zen giapponese.
Cha: tè.
Chanoyu: cerimonia del tè giapponese, veicolo privilegiato per la diffusione della teoria estetica dello Zen.
Dharma: termine sanscriro che designa gli insegnamenti del Budda Shakyamuni.
Do: termine giapponese che traduce l’ideogramma cinese Tao, “Via”, e indica il percorso del Budda verso l’illuminazione. “Do” al plurale sono le arti giapponesi improntate allo spirito dello Zen come sbodo, kendo, judo, diario.
Dojo: luogo deputato alla pratica della Via nei suoi vari aspetti, non solo quello della meditazione. In Occidente: palestra di arti marziali.
Eisai (1141-1215): maestro buddista giapponese che nel 1202 fondò la setta Zen Rinzai.
Haiku: breve componimento poetico giapponese composto di 17 sillabe su tre versi, così ripartite: 5, 7, 5.
Hara: termine giapponese che indica la zona della parte inferiore dell’addome che costituisce il fulcro delle Funzioni vitali e spirituali dell’uomo.
Hinayana: dal termine sanscriro che significa “piccolo veicolo”, indica l’antico buddismo indiano e viene contrapposto generalmente al Mahayana, “grande veicolo”.
In kin: piccola campana in bronzo, fissata su un manico di legno che, colpita con un’asta di metallo, annuncia l’inizio e la conclusione di una sessione meditativa nei monasteri Zen.
Kendo: Via della spada, scherma giapponese.
Kensho: letteralmente “vedere nella propria natura’. Termine giapponese osato nello Zen come sinonimo di satori, illuminazione. Si tratta di una esperienza di illuminazione, non di quella totale.
Kin hin: meditazione camminata tra due sedute di zazen.
Koan: un aneddoto o un dialogo impossibile da capire logicamente usato nello Zen
Rinzai per pervenire al satori.
Kyudo: l’arte del tiro con l’arco,
Mahayana: una delle tre grandi correnti del buddismo indiano, che significa “grande veicolo” in contrapposizione all’Hinayana, “il piccolo veicolo”, La scuola Zen fa parte di questa corrente del buddismo,
No: forma del teatro giapponese sviluppatasi attorno al XV secolo d.C. che riflette gli ideali Zen.
Rinzai: scuola Zen cinese fondata dal maestro Lin-chi, in giapponese Rinzai. La scuola Zen Rinzai appartiene alla corrente del buddismo mahayana e persegue il “kanna-zen”, lo Zen della meditazione sulle parole, basato sullo studio dei koan per raggiungere un’illuminazione.
Samu: termine giapponese che designa il lavoro manuale svolto quotidianamente nei monasteri Zen. Venne regolato dal maestro cinese Pai-Chang IX secolo d.C.
Satori: termine Zen che designa l’esperienza dell’illuminazione; il risveglio alla verità cosmica, il risvegliarsi alla natura propria dell’uomo,
Sesshin: letteralmente “raccogliere o regolare la mente”. Ritiri intensivi di zazen basati su concentrazione e silenzio.
Shakyamuni: titolo attribuito a Siddhartha Gautama, dopo l’illuminazione.
Shin: cuore, essenza, mente, totalità dell’essere.
Shinto: sistema religioso giapponese originario, formatosi prima dell’introduzione del buddismo, basato su un politeismo naturalistico, caratterizzato dalla venerazione di numerosissime divinità, kami, che presiedono a ogni forma di fenomeno naturale, e dalla xvnerazione di personaggi storici, in particolare gli imperatori del Giappone fino alla rinuncia alla pretesa di divinità da parte di Hirohito nel 1946.
Shoji: equivale al sanscriro sainsa;’a, il regno della nascita e della morte.
Shu: termine che ha il significato di pratica, setta, scuola.
Shunyata: vacuità, termine sanscrito, in giapponese ku, che indica un concetto fondamentale del buddismo mahayana e dello Zen: il vuoto.
Soto: scuola Zen giapponese, appartenente alla corrente del buddismo mahayana, fondata da Dogen Kigen Zenji, che persegue il “mokusho Zen” lo Zen dell’illuminazione silenziosa e graduale mediante zazen.
Tai: il corpo.
Zafu: cuscino rotondo e rigido per la pratica di zazen.
Zafuton: tappeto di meditazione in forma quadrata su cui viene appoggiato lo zafu.
Zazen: stare seduti in meditazione.
Zen: termine giapponese che significa “meditazione”, come il cinese ch’an, e il sanscrito dhyana. Scuola buddista della tradizione mahayana divisa in sette le cui principali sono: Soro, Rinzai e Obaku.
Zendo: il luogo apposito per la pratica di zazen,  la sala di meditazione.
Zenji: letteralmente “maestro Zen”, titolo onorifico attribuito a maestri Zen di grande valore.

Tratto dal libro “Zen” – Key Book

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