24 Ottobre 2020

Edward Bach

Edward Bach
Fiori di Bach
Fiori di Bach
Ci sono già tantissime biografie su Edward Bach ma mi sembra importante seguirne l’evoluzione, soprattutto per capire il senso delle sue scoperte e i collegamenti che hanno le sue ricerche con altre metodiche terapeutiche. Edward Bach nasce il 24-9-1896 a Moseley, un paese gallese del Warwickshire.
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Frequenta l’università di Londra e nel 1912 si laurea in medicina. Dalla personalità dolce ma determinata e dalla costituzione fisica un po’ gracile, inizia subito a lavorare nel reparto di Chirurgia d’urgenza ma i primi problemi di salute lo costringono ad abbandonare. Apre così un ambulatorio privato vicino ad Harley Street, un luogo che sarebbe diventato ben presto molto conosciuto e centro delle sue future ricerche. Edward Bach dimostra subito un atteggiamento critico verso la terapia ufficiale dei suoi tempi, per la sua spiccata invasività e tossicità, ma soprattutto per il semplice approccio sintomatico. Egli comincia a chiedersi spesso sui meccanismi intrinseci della malattia e a cercare qualcosa che possa alleviarla in modo naturale e radicale.
Gli studi di immunologia di Edward Bach
Edward Bach comincia così ad interessarsi di immunologia, un campo di studi ancora giovane per quei tempi, e diventa assistente di batteriologia presso l’ospedale universitario. Questo nuovo approccio aprirà al giovane Bach delle porte nuove e congeniali alle sue future intuizioni, oltre a dargli grande fama e successo in ambito medico internazionale.
Ben presto, studiando la flora batterica intestinale di diversi pazienti cronici, riesce a isolarne dei bacilli che si presentano in concentrazione nettamente superiore alla media. Ottenendo dei vaccini autogeni da questi microrganismi, li inietta negli stessi pazienti, osservando miglioramenti clinici notevoli dei loro disturbi cronici (artrite, emicrania, ecc.). Anzi, dopo vari tentativi, scopre che può iniettarli anche ad intervalli lunghi, ottenendo ugualmente risultati duraturi. Conoscendo le successive scoperte di Edward Bach , non stupisce l’iniziale approccio agli studi immunologici, quasi a cercare subito nel paziente stesso le cause della sua sofferenza e ad ottenere, con la sua reazione, la maniera di combatterla. Inoltre, questa nuova visione terapeutica, questo cercare di ottenere con un “simile” la risposta della cura, lo porterà inesorabilmente agli studi omeopatici, anche se con fonti e metodi di preparazione completamente diversi. E’ interessante anche notare come l’inizio di tutte le sue ricerche sia localizzato nell’intestino, ritenuto a torto un contenitore di scarti ma che ha rivestito frequentemente un punto di riferimento importante nelle diverse medicine. Pensate all’importanza assunta dalla pulizia intestinale nella medicina ayurvedica (il famoso panchakarma) o alle tradizioni della “medicina escrementizia” dove antichi popoli scacciavano i “demoni” della malattia con escrementi ripugnanti. Pensate al ruolo fondamentale della flora intestinale nella protezione immunitaria di tutte le mucose, agli effetti di alcune intolleranze alimentari su diversi disturbi generali psicofisici, agli sudi della Clark sul ruolo patogeno (anche sul cancro) di alcuni parassiti intestinali, all’importanza che sta via via assumendo l’idrocolon come tecnica terapeutica. E cosa dire poi dei risvolti psicologici che riveste questo “mare delle emozioni” che è l’intestino? Del binomio pensieri-meteorismo, della similitudine anatomica tra circonvoluzioni cerebrali e le anse intestinali, degli studi sulle corrispondenze emotive dei cibi? Non a caso Paracelso equiparava la vita a una digestione: di emozioni e di esperienze. Qui il salto è di qualità ma prelude a ciò che diventeranno le scoperte di Edward Bach. Storl e Scheffercorrelano addirittura il passaggio di trasformazione morte-vita gestito dalla flora batterica intestinale (dove il cibo, frantumato e sezionato viene assorbito e genera nuove energia) al ciclo biologico del fiore (che rappresenta il culmine della crescita della pianta, prima di appassire completamente). Dalla morte necessaria arriva la vita. Le nostre trasformazioni, che fanno sempre “morire” qualcosa dentro di noi, danno vita a nuove energie e i fiori catalizzano questo processo.

sezione a cura della Dott.ssa Marcella Saponaro

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