I nati prematuri sono posti in una specie di utero artificiale, costituito dall’incubatrice.
Il loro ingresso nel mondo è segnato dalla separazione dalla madre, dall’alimentazione somministrata per via endovenosa (forzata e dolorosa), dalla dipendenza e dalla continua manipolazione subita da parte di persone estranee (le cure, il bagnetto, il cibo) per cui tenderanno a riprodurre nel rapporto con il partner questa dipendenza pressoché assoluta, tanto da pensare di morire in caso di crisi o separazione.
Il mondo per i bambini posti in incubatrice è filtrato dal vetro dell’incubatrice, per cui sarà normale continuare a costruire nuove barriere tra sé e il mondo esterno.
Oltre a indossare occhiali, potrebbero trovare un lavoro che li costringe a passare molto tempo in ambienti chiusi (in automobile ad esempio) oppure dietro le pareti trasparenti di uno sportello con accesso al pubblico. Molto facilmente questi bambini maturano il convincimento di essere fragili, indifesi e perennemente bisognosi di incoraggiamento.
tratto da “Rebirthing” a cura di Silvia Canevaro Ediz. The Art Book