29 Settembre 2020

Rebirthing e benessere

Rebirthing e benessere – i nuovo sviluppi della medicina

La moderna psicologia sociale giudica di fondamentale importanza l’analisi delle modalità in base alle quali la salute è costruita socialmente, così da poter intervenire nei processi di costruzione della salute stessi attraverso interventi di rieducazione estesi a tutta la popolazione. Recentemente, infatti, alcune ricerche hanno dimostrato che il processo di guarigione dalle malattie è strettamente correlato al modo in cui i pazienti interpretano il loro ruolo nell’eziologia e nel decorso della malattia. Sulla stessa linea, gli studi di Seligman sul tratto psicologico dell’ottimismo hanno scientificamente dimostrato che la mente umana è in grado d’influenzare la malattia, e ciò contro il dogma della medicina tradizionale, secondo il quale solo gli eventi fisici sono implicati nei processi di salute e malattia.

Le conclusioni di Seligman (M.E.I’. Seligman “Imparare l’ottimismo”, Giunti, Milano, 1996) sono che gli ottimisti affrontano tempestivamente i problemi, agiscono per prevenire l’insorgenza delle malattie e lottano strenuamente per debellarla quando ne sono colpiti. Inoltre le persone con stile esplicativo ottimistico presentano una risposta immunitaria migliore rispetto ai pessimisti! Il Rebirthing e la sua filosofia di fondo s’inscrivono perfettamenre all’interno di questo panorama.

Il rebirther difatti è un facilitatore, un consigliere capace di accompagnare il cliente sulla strada dell’autoguarigione. Bob Mandel sostiene che il Rebitthing non è una terapia, bensì un’autoterapia al suo livello più elevato. Secondo Gunnel Minnet, rebirther coordinatrice internazionale della Intenmtional Breathwork Foundation, il Rebirthing è uno strumento molto efficace per risvegliare e rafforzare il potere di autoguarigione insito in ogni persona.  La dottoressa americana Eve Jones nella sua Introduzione al Rebirthing per operatori sanitari, invita i colleghi a insegnare la tecnica della respirazione circolare ai loro pazienti per agevolarne la guarigione.

Il termine guarigione presuppone una patologia, e tutto ciò che agisce con lo scopo di rimuovere la causa di uno stato morboso non può che essere definito una “terapia causale”, ma se di terapia si tratta, il Rebirthing allora è un’autoterapia che la singola persona può, dopo aver imparato a gestire la tecnica autonomamente, applicare su se stessa per affrontare i propri stati patologici.

Compito del rebirther è quello di trasmettere tale tecnica inquadrandola possibilmente nel giusto contesto di consapevolezza dei meccanismi e degli schemi che collegano la nostra dimensione fisica con quella psichica ed entrambi con il nostro vissuto emozionale, fino dai primi istanti della nostra esistenza. Il rebirther, dunque, è innanzitutto un insegnante, e al termine di un numero variabile di sedute (solitamente un ciclo di dieci) chi pratica il Rebirthing avrà in mano uno strumento semplice ma efficace e potente per gestire una serie molto vasta di disturbi e di problemi psicosomatici.

Una condizione completamente diversa, quindi, da chi si è sottoposto ad una terapia causale farmacologica o chirurgica o a una terapia solo sintomatica, terminate le quali la nostra condizione di vulnerabilità e dipendenza dalle cure esterne somministrate è la stessa di prima, cioè totale. Un altro aspetto del Rebirthing importante da considerare è che non vi è alcun intervento esterno, non essendoci l’intervento fisico, mentale o energetico (come nel reiki o nella pranoterapia del rebirther e non essendo previsto l’utilizzo particolare di luci, suoni, profumi o alcuna sostanza da somministrare. Per quanto riguarda la posizione di chi sostiene che il lavoro del rebirther richiede conoscenze di medicina, fisiologia e psicologia e dunque debba essere praticato solo da medici o psicoterapeuti, ciò significa ricomprendere il Rebitthing fra le altre terapie causali come quella farmacologica o chirurgica, in contrasto con il fondamento di tale tecnica che vede l’energia presente nell’etere quale fondamento della vita e l’atto respiratorio come il miglior guaritore del corpo e della mente.

Visto che l’unica dote richiesta al rebirther è l’empatia (dal greco “provare un sentimento insieme”) necessaria a trasmettere con amore questa consapevolezza, facendo sentire chi gli sta di fronte in totale sicurezza mentre riscopre il suo illimitato potere, possiamo affermare che il Rebirthing è un’autoterapia e che il rebirther non è un terapeuta bensì un “facilitatore”. Filippo Falzoni Gallerani in un’intervista ha dichiarato che, essendo la respirazione alla base della salute psicofìsica e chiave per il contatto con la coscienza, in futuro essa sarà insegnata già ai bambini così come oggi si insegnano le basilari norme igieniche. Ciò faciliterà lo sviluppo di un “Nuovo Piano di Coscienza” e sarà per tutti un metodo rapido per stabilire stati di coscienza superiore.

 

tratto da  “Rebirthing”  a cura di  Silvia Canevaro  Ediz. The Art Book

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