29 Settembre 2020

Respirazione del neonato

Riguardo alla respirazione del neonato, il pianto della nascita può essere interpretato come l’espressione del primo respiro, ma anche come un grido che ci ricorda come la nascita rappresenti per il bambino il tremendo impatto con un nuovo mondo. Nel ventre materno tutto era oscurità, silenzio, calore, leggerezza; ora per la prima volta il neonato avverte il proprio peso, percepisce stimoli luminosi, sonori, termici che non possono che lasciarlo sconcertato. La temperatura esterna, ad esempio, può essere di quindici gradi inferiore a quella del liquido amniotico da cui è avvolto il feto. Quando il bambino nasce e comincia a respirare autonomamente, il cordone ombelicale reciso continua a pulsare per qualche decina di secondi, poi si blocca. Un tempo il cordone veniva reciso subito alla nascita e il bambino emetteva un pianto acuto, quasi di dolore; oggi si è pensato che il taglio troppo rapido del cordone provochi un ingresso troppo brusco dell’ossigeno nei polmoni dando una reazione bruciante e dolorosa al primo respiro. Si è constatato che è meglio far passare qualche minuto tra i primi respiri autonomi del neonato e il taglio del cordone. Durante la vita intrauterina il feto riceve l’ossigeno ed elimina l’anidride carbonica attraverso la placenta, quindi non usa per gli scambi respiratori i polmoni, i quali non contengono aria ma sono ripieni di un liquido prodotto all’interno di essi (liquido alveolare). Il flusso di sangue attraverso i polmoni è molto ridotto rispetto a quello che sarà invece dopo la nascita. Al momento della nascita stimoli sensoriali, come lo sbalzo termico, stimoli tattili sul feto che passa attraverso il canale del parto, o stimoli chimici come l’accumulo di anidride carbonica e la diminuzione di ossigeno nel sangue, scatenano il primo pianto e i primi atti respiratori. I polmoni si espandono, il liquido polmonare gradualmente lascia gli alveoli e le arteriole del polmone cominciano a dilatarsi e aumenta in esse il flusso di sangue. Il fattore che maggiormente agisce sulla diminuzione del liquido polmonare fetale è la fase del travaglio di parto, mentre la spremitura del torace del bambino durante l’uscita dal canale ha un effetto minore sull’eliminazione del liquido polmonare attraverso le vie aeree superiori. La trasformazione della circolazione fetale in quella di tipo neonatale si verifica già nell’immediato periodo post parto, con l’inizio della respirazione, quando i vasi diretti verso la placenta si chiudono e quando il flusso ematico si ridistribuisce in un organismo ormai adulto. Solitamente alla nascita i neonati, dopo la legatura del cordone ombelicale, danno avvio con il pianto alla respirazione spontanea, subito in grado di garantire l’ossigenazione dei tessuti e degli organi vitali. In alcuni casi questo meccanismo automatico è alterato da cause varie e non sempre identificabili. Il neonato mostra allora una certa difficoltà ad iniziare la respirazione e viene a trovarsi in una situazione di asfissia, cioè di carente ossigenazione che, se protratta, è causa di danno ai vari organi, prevalentemente al cervello.

 

tratto da  “Rebirthing”  a cura di  Silvia Canevaro  Ediz. The Art Book

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