22 Marzo 2019

Mamme ansiose

Mio figlio ha otto settimane e già dorme ininterrottamente.  
Quando vado a controllano di notte, dalle 3 del mattino si gira e rigira da una parte all’altra e si allunga nel lettino.  
Posso fare in modo che stia più tranquillo?
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Nei neonati e nei lattanti si possono distinguere diversi stati di sonno, ad esempio il sonno profondo, il sonno leggero con attività oniriche (chiamato anche sonno «attivo») e una specie di dormiveglia o sopore.
Il lattante trascorre circa la metà del suo sonno nel cosiddetto sonno «attivo». In queste fasi di sonno leggero si muove, si gira (se ne è già in grado), produce suoni o mormorii.
Proprio la mattina presto queste fasi di sonno attivo sono più frequenti che nelle prime ore della notte, quando il bambino soddisfa in primo luogo il suo bisogno di sonno profondo.
Quello che ha osservato nel bambino è dunque perfettamente normale e non deve darle alcun motivo di preoccupazione.
Dovrebbe poi evitare di disturbare il sonno del piccolo accarezzandolo o parlandogli mentre dorme.
Rischierebbe infatti di interferire con il ritmo del sonno che ha già sviluppato.
Da quando il bebè di una vicina è stato vittima della cosiddetta «morte in culla», sono molto preoccupata per mia figlia (tre mesi).  
Quali sono i fattori di rischio?
È naturale che ora la sua ansia per la bambina sia aumentata.
Un simile evento tragico nelle immediate vicinanze è una fonte di stress, soprattutto se si ha proprio un bambino della stessa età.
Per fortuna la «morte in culla» è un evento relativamente raro che colpisce circa un bambino su duemila (e la percentuale è in calo).
Succede con maggiore frequenza tra il secondo e il quarto mese di vita e colpisce più i maschietti che le femminucce.
I meccanismi che generano la «morte in culla» sono ancora sconosciuti.
I bebè che mostrano difficoltà respiratorie già dalla nascita sono considerati a rischio; se è presente una simile predisposizione pare che le infezioni respiratorie aumentino le probabilità.
Anche il fumo durante o dopo la gravidanza e l’aria della camera satura di nicotina sono ritenuti fattori di rischio.
Si discute anche della posizione del lattante nel letto e di norma si pensa che lasciare il bambino a pancia in giù sia dannoso; favorirebbe infatti il soffocamento, perché può succedere che un cuscino scivoli sotto il viso del piccolo lattante, ancora impacciato nei movimenti e quindi incapace di girarsi quando la respirazione è ostacolata.
Anche i prematuri e i nati da parto plurigemellare sono maggiormente a rischio.
Ho molta paura della «morte in culla», per questo metto sempre mio figlio (due mesi) su un fianco al momento di dormire.  
Ma dopo un po’ lo trovo di nuovo a pancia in giù e non riesco più a rimetterlo su un fianco senza svegliarlo.  
Che cosa devo fare?
In genere è buona norma evitare di far dormire il lattante nei primi mesi in posizione prona per evitare il rischio di soffocamento.
Ma neanche la posizione supina è esente da rischi come quello del soffocamento da rigurgito, ad esempio in casi di inspirazione del latte nelle vie respiratorie.
Continui dunque a far assumere al bambino la posizione su un fianco e gli renda più stabile la schiena con un pannolino o un asciugamano arrotolato.
In questo modo non tornerà alla posizione supina, né riuscirà a ruotare il busto in avanti sino a finire a pancia in giù.
Se però dovesse ritornare in posizione prona, stia attenta a togliere qualunque oggetto davanti al suo viso (non usi il cuscino!) e ad assicurarsi che abbia naso e bocca liberi.
Eviti assolutamente di svegliarlo perché non ha assunto la posizione ottimale: sconvolgerebbe inutilmente il suo ritmo del sonno.
Tenga presente anche che la «morte in culla» si manifesta relativamente di rado e non è stata ancora trovata una spiegazione univoca per le sue cause.
Sono molto in ansia per mio figlio (quattro mesi) e controllo continuamente se respira ancora. 
Qualche volta si sveglia e piagnucola.
Le sue preoccupazioni per il bambino sono comprensibili e testimoniano il suo forte senso di responsabilità verso di lui.
Tuttavia non dovrebbe sorvegliarlo in modo opprimente, arrivando a disturbare il suo ritmo del sonno.
Proprio come gli adulti, i bambini hanno bisogno dell’ambiente più tranquillo e indisturbato possibile.
Provi a immaginare se lei stesse dormendo e qualcuno continuasse a entrare e uscire dalla sua camera.
Presumibilmente si sentirebbe disturbata e «piagnucolerebbe», ovvero reagirebbe con irritazione.
A suo figlio succede la stessa cosa.
Qui è importante che lei sia fiduciosa verso un suo sviluppo sano, tanto più che la «morte in culla» è un fenomeno relativamente raro.
Le probabilità che questo evento inconsueto capiti proprio mentre suo figlio dorme sono bassissime. Il suo istinto di madre la spinge a eliminare quanto più possibile i rischi per il suo bebè: è comprensibile, ma non sempre fattibile.
Fin tanto che suo figlio è ancora molto piccolo riuscirà a tenerlo sott’occhio quasi costantemente, ma non appena crescerà e andrà all’asilo o a scuola, non le sarà più possibile.
E giusto che suo figlio diventi una persona autonoma e sicura di sé; perciò troppo controllo e iperprotettività sono dannosi e ostacolano uno sviluppo psichico sano. In genere i bambini iperprotetti non diventano individui particolarmente felici né vincenti.
Sia contenta dunque se dorme e cerchi di godersi un po’ il tempo libero e di sfruttano per sé (idealmente per un sonnellino ristoratore).
I nostri gemellini (nove mesi) sono molto diversi nelle loro abitudini del sonno.  
Uno si sveglia più volte di notte e strilla, l’altro dormirebbe senza interruzioni se non ci fosse il fratello. A dire il vero vorremmo che continuassero a condividere la cameretta.  
Che cosa possiamo fare?
Nel vostro caso sembra ragionevole far dormire i bambini in due camere separate per un certo periodo di tempo.
La cosa migliore è mettere il lettino del piccolo che si sveglia di frequente in camera con voi, in modo da poterlo calmare di notte senza problemi.
In questo modo l’altro gemello potrà dormire indisturbato e anche lei godrà di una notte più calma.
Nel giro di alcune settimane o mesi il problema probabilmente scomparirà e potrà rimettere i bambini nella stessa camera.
La mattina mia figlia (undici mesi) si sveglia regolarmente alle 5.  
Poi dorme dalle 8.30 alle 10 e poi ancora dalle 12 alle 14.  
Devo cercare di toglierle l’abitudine a svegliarsi così presto?
Dato che di mattina la piccola fa lunghi sonnellini, sembra sensato far slittare cautamente il suo ritmo del sonno, in modo tale che dorma più a lungo la mattina.
Cerchi di posticipare gradualmente l’addormentamento delle 8.30 fino a farlo coincidere con quello di mezzogiorno.
Dopo una, due settimane (durante le quali è possibile che la bambina piagnucoli abbastanza) dormirà probabilmente più a lungo per recuperare il debito di sonno.
Ci vuole molta pazienza con questi cambiamenti di ritmo.
Di notte il mio piccolo di otto mesi dorme dalle undici alle dodici ore e di giorno ancora circa un’ora e mezza.  E normale?
Quando si parla di sonno dei bambini, non esiste la «normalità», perché ogni bambino è un individuo a sé e ha fasi di sonno diverse, per cui almeno nel primo anno di vita i genitori devono sintonizzarsi con il ritmo del bambino.
Deve essere soddisfatta che suo figlio ha già imparato a dormire bene la notte ininterrottamente.
Fin tanto che si mostra vispo e in salute, non ha motivo di preoccuparsi se dorme ancora un po’ anche di giorno.
Se però dovesse notare che nel primo pomeriggio il piccolo è molto stanco e piagnucola, potrebbe provare a calmarlo un po’ ad esempio portandolo a spasso in passeggino.
Mio figlio ha cinque mesi e mezzo e a letto è già capace di girarsi sulla pancia, senza però essere capace di tornare alla posizione iniziale.  
Sotto ha un vello di agnello e ci chiediamo se possa essere pericoloso.
Vi consiglio di togliere il vello dal letto, per due motivi.
In primo luogo perché il piccolo a pancia in giù finisce per spingere il viso contro la pelliccia, rischiando di respirare a fatica o addirittura di soffocare.
In secondo luogo perché il pelo potrebbe surriscaldare il suo corpicino (soprattutto se indossa anche il sacco nanna o è coperto da un piumino).
Anche il surriscaldamento della temperatura del bambino è associato alla «morte in culla».
Fra non molto tempo vostro figlio sarà in grado di tornare dalla posizione prona a quella supina o di mettersi sui fianco senza aiuto e ciò diminuirà il pericolo di soffocamento e di surriscaldamento.
Ultimamente mi sono accorta che di notte la mia bambina (dieci settimane) ha le manine fredde mentre dorme.  E’ normale?
Non è raro che un lattante abbia le manine più fredde rispetto al corpo.
Controlli che i piedi e il resto del corpo siano caldi.
Se è così, può stare tranquilla.
Se anche i piedi sono freddi, potrebbe provare con il sacco nanna o con una copertina un po’ più pesante.
Faccia però attenzione a evitare che la bambina sudi.
Nostro figlio (quattordici mesi) cresce bello come un fiore.  
Però la notte di tanto in tanto muove la testa ritmicamente avanti e indietro ed è già successo che abbia sbattuto la testa contro le sponde del lettino.
Nei bambini sani il cui sviluppo non manifesti altre particolarità vistose, il fatto di dondolare o battere la testa (nel linguaggio scientifico, iattazione) non è affatto sintomo di un disturbo più grave.
Si tratta di un comportamento molto raro che per lo più compare all’improvviso e dopo un determinato periodo di tempo svanisce altrettanto repentinamente.
Questa iattazione notturna non ha nulla a che fare con le manifestazioni analoghe dei bambini trascurati o ritardati mentali.
A volta la iattazione indica che il bambino ha ricevuto troppo pochi stimoli durante il giorno e ha bisogno di fare più movimento, oppure che la situazione in famiglia è molto tesa e la mamma è cronicamente sotto stress.
La iattazione compare però anche in bambini che vivono in famiglie perfettamente normali e perciò non andrebbe sopravvalutata.
Per evitare che il bimbo si ferisca mentre dondola il capo, bisogna imbottire il letto in modo adeguato.
Sebbene, in genere, la iattazione sia innocua, è prudente consultare un medico pediatra, dato che esistono anche attacchi epilettici (ben più rari) collegati al sonno che possono somigliare al dondolamento.

tratto da “Il sonno dei bambini”  – di Sabine Friedrich

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