19 Gennaio 2019

Il bambino fatica ad addormentarsi

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Nostro figlio ha quindici mesi e ha molte difficoltà ad addormentarsi.  

Non appena lasciamo la camera, urla con tutte le sue forze.  
Che cosa possiamo fare?
Per prima cosa imparate a dare al piccolo segnali univoci che lo inducano ad addormentarsi .
Mettetelo a dormire possibilmente sempre alla stessa ora, rimboccategli le copertine, seguite un piccolo rituale della buonanotte e oscurate la cameretta.
Poi augurate sogni d’oro e lasciate la stanza.
Fate in modo che il rituale si svolga ogni sera pressappoco allo stesso modo.
Se dopo il bambino inizia a piangere o strillare, aspettate un po’ di tempo e poi tornate ancora da lui.
Ripetete la sequenza: copritelo bene, accarezzatelo affettuosamente e recitate una formuletta standard, come: «Bimbo bello della mamma, falla tutta la tua nanna». Evitate però assolutamente di toglierlo dal suo lettino e di giocarci insieme.
Dopo circa tre minuti uscite nuovamente dalla camera. Ripetete la procedura fino a quando il piccolo si sarà addormentato.
Con il vostro aiuto, il bambino avrà bisogno di tre, quattro notti per beneficiare del metodo.
E’ essenziale mantenere il più possibile costante l’intervallo di tempo tra l’uscita e il rientro nella camera; oltre a ciò non bisogna parlare molto, bensì limitarsi a quest’unica frase, né il bambino va preso in braccio.
Se faceste il contrario, infatti, vostro figlio lo interpreterebbe come un invito a rimanere sveglio.
Quando entrate nella cameretta, badate anche a non accendere la luce. Il buio, infatti, segnala al bambino che è l’ora della nanna.
La mamma si può alternare al papà nei turni giornalieri, dato che all’inizio può volerci molto tempo prima che il piccolo si addormenti.
Il genitore che ha iniziato il rito della buonanotte è anche quello che deve accompagnare il piccino fino all’addormentamento.
Ulrich Rabenschlag, studioso del sonno di Friburgo, ha sviluppato questo metodo conosciuto già da molto tempo e ne ha tratto uno schema fisso, la cosiddetta clessidra di Friburgo, che i genitori possono seguire.
La particolarità è che i tempi sono determinati da una clessidra.
La sabbia scorre per esattamente tre minuti e i genitori possono osservare come passa il tempo.
Perché, come già detto, all’inizio questo metodo può essere piuttosto faticoso, soprattutto se il bambino strilla incessantemente.
Per sopportare meglio la situazione, è utile avere uno svago che distolga i pensieri. Se sperimentate questo metodo, è importante resistere almeno tre notti, meglio se di più. Con alcuni bambini ci vogliono dieci giorni prima che si addormentino placidamente. Ecco come dovrebbe essere, per esempio, la seconda notte, secondo il metodo della clessidra di Friburgo : dapprima, come ogni sera, svolgete il rito della buonanotte, che dura al massimo trenta minuti.
Poi lasciate il bimbo solo a letto e fate partire la clessidra.
Se piange, tornate da lui dopo tre minuti (non prima!) e dedicatevi a un altro piccolo rituale, ad esempio copritelo bene, coccolatelo dolcemente oppure pronunciate una frase monotona: meno è meglio!
Dopo tre minuti uscite nuovamente dalla sua cameretta. Se il bimbo piange ancora, rientrate non prima di sei minuti, ripetete lo stesso rituale per tre minuti e poi lasciate di nuovo la stanza.
Se il bambino continua a piangere, da questo punto i tempi di attesa fuori devono essere sempre di nove minuti, mentre il rituale rimane di tre minuti.
Questa sequenza va ripetuta fino a quando il bambino riuscirà ad addormentarsi .
Altri studiosi del sonno consigliano intervalli di tempo diversi.
L’essenziale, comunque, è l’affidabilità e la regolarità più che i minuti esatti. Ricordate però che se avete scelto uno schema con un determinato numero di minuti, dovrete attenervi ad esso in modo rigoroso.
Questo metodo non è infallibile, ma è considerato un ottimo sistema per eliminare i disturbi del sonno nei bambini molto piccoli, a partire dal decimo fino al dodicesimo mese di vita.
Ricordatevi che questo procedimento rappresenta un sovraccarico per i bambini più piccoli! Il bambino deve rendersi conto (di giorno) che i genitori sono sempre presenti, anche se escono dalla loro cameretta; di solito un bambino riesce a capirlo bene non prima del decimo mese di vita, in casi sporadici anche un po’ prima o dopo. Il metodo può funzionare egregiamente fin da subito, ma può succedere che invece abbia successo solo dopo alcune notti e questo può essere opprimente per genitori e figlio. Perciò ricordatevi di applicare il metodo con fermezza!
Come sempre con i bambini piccoli, ci vogliono più calma e pazienza che efficienza. Non è importante che facciate sempre tutto alla perfezione, bensì che voi creiate uno spazio, un ambiente in cui il piccolo possa crescere.
Una volta fornitegli le condizioni, sarà il piccolo a trovare il proprio modo di svilupparsi. Abbiate fiducia in voi stessi e nel vostro piccolo.
Nostro figlio (due anni) fa molta fatica ad addormentarsi , a mezzogiorno invece dorme ancora volentieri anche per due ore.  
Dovremmo abolire il sonnellino pomeridiano?
Se vostro figlio fa un lungo pisolino pomeridiano di sua iniziativa, non eliminate del tutto questo momento di riposo.
Spesso i piccoli hanno persino maggiori difficoltà ad addormentarsi se non hanno dormito nel primo pomeriggio.
La sera infatti finiscono per essere sovreccitati e non riescono a trovare la calma necessaria per il sonno.
Proprio come noi adulti, anche i bambini combattono la stanchezza montante aumentando le proprie attività e in un certo modo «superano il momento del sonno», ovvero non riescono più ad addormentarsi.
Verso mezzogiorno, quando dorme, provate a svegliare vostro figlio, per esempio dopo un’ora, un metodo che talvolta funziona. Spesso i bambini però reagiscono lamentandosi ancora di più, a volte per tutto il resto del pomeriggio. Sperimentate voi se svegliarlo è un bene o meno.
E possibilissimo che il vostro piccolo abbia effettivamente ridotto il proprio bisogno di sonno, ovvero che non sia ancora stanco al consueto orario di fare la nanna. Nel corso del primo anno la durata totale del sonno diminuisce gradualmente, il che richiede molta flessibilità da parte dei genitori.
Perciò dovrete osservare il bambino molto attentamente nei prossimi tempi; se alla normale ora di andare a letto non mostra ancora nessun segno di stanchezza, provate a metterlo a letto un po’più tardi per qualche giorno.
Se invece vi sembra già stanco prima della solita ora, mettetelo a dormire persino un po’ prima e state a guardare cosa succede. Se vostro figlio ha un aspetto stanco proprio alla solita ora della nanna, mantenete questo orario e anche il sonnellino di mezzogiorno.
Può essere che stia passando una fase transitoria in cui il distacco serale da mamma e papà gli pesa particolarmente. In questo caso svolgete comunque tutto il rituale della nanna e provate il metodo della «clessidra di Friburgo».
Nostro figlio (diciassette mesi) dorme solo se ha qualcuno sdraiato vicino al suo letto che gli tiene la mano.  Di recente questo rito arriva a durare anche tre quarti d’ora.
La sera i bambini dell’età di suo figlio si separano dai genitori molto a malincuore.
Fanno di tutto per poter godere della vicinanza dei genitori ancora un po’.
Di sicuro a diciassette mesi vostro figlio si sarà già allenato con piccole separazioni durante la giornata (ad esempio quando vi assentate brevemente per andare in un’altra stanza o per farvi la doccia).
A giudicare dal suo grado di sviluppo, in linea di massima è già in grado di sopportare il distacco serale.
Ora che siete sicuri che non state pretendendo troppo da vostro figlio, stabilite un limite ben preciso quando uscite dalla cameretta dopo aver seguito l’adeguato rito della buonanotte.
Come rituale di addormentamento guardate insieme libri illustrati, cantate e fate le coccole al bambino; poi augurate buonanotte e lasciate la stanza.
Se vostro figlio inizia a protestare, aspettate almeno tre minuti prima di tornare da lui.
Non lasciatevi indurre a tenergli ancora la manina, ma copritelo bene, accarezzategli la testa e uscite un’altra volta.
Ripetete la cosa fino a quando si sarà addormentato, prolungando sempre di più gli intervalli di attesa.
Le prime notti richiederanno molta pazienza; inoltre è consigliabile che i due genitori si alternino facendo i turni giornalieri.
Dopo alcuni giorni il piccolo si sarà abituato e riuscirà ad addormentarsi anche senza che voi lo «accompagniate» nel sonno.
Con questo sistema mostrate a vostro figlio che lo ritenete capace di addormentarsi da solo e in una prospettiva a lungo termine questa fiducia gli trasmetterà molta sicurezza.
Per ora la nostra bambina (tre mesi) dorme molto bene nella sua culla se la dondoliamo un po’. Come facciamo adesso ad abituarla al lettino? Finora ha reagito strillando ostinatamente, riuscirà ad addormentarsi ?
Capita spesso che all’inizio i bambini si sentano un po’ smarriti nel lettino.
Si può costruire sopra il letto un «cielo» simile a quello della culla che dia al bebè la sensazione di essere protetto dalle sollecitazioni esterne.
Una giostrina oppure un carillon stimolano il piccolo all’osservazione prima di addormentarsi.
Per il resto occorre solo un po’ di pazienza in queste fasi di transizione.
Se la bambina strilla lo stesso, accorrete da lei, accarezzatela piano, canticchiate e parlatele per tranquillizzarla.
Poi aspettate ancora un po’ per vedere cosa succede.
Se continua a piangere, tornate da lei e ripetete l’intera procedura.
In questo modo la piccola imparerà pian piano che questo è il nuovo posto dove fare la nanna.

tratto da “Il sonno dei bambini”  – di Sabine Friedrich

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