27 Maggio 2019

Stretching glossario

Glossario dei termini relativi allo stretching
ABILITÀ MOTORIA: capacità di eseguire un singolo movimento o una sequenza di movimenti finalizzati. Le tecniche dei vari sport sono costituite da un insieme di abilità motorie. La maggiore o minore facilità di apprendimento e controllo del gesto, dipende dal livello delle capacità coordinative raggiunto dall’atleta. La padronanza di un elevato numero di abilità motorie attiva un feedback positivo sulle stesse capacità coordinative.
ADATTAMENTO: capacità fondamentale degli organismi viventi di rispondere agli stimoli che turbano lo stato di equilibrio interno (omeostasi) con processi organici che neutralizzano lo squilibrio, modificando nel lungo termine le capacità di reazione dell’organismo stesso in senso positivo o negativo.
ADDESTRAMENTO: acquisizione di determinate abilità motorie, in questo caso dei gesti tecnici fondamentali di una disciplina sportiva, mediante prove ed errori. È necessario un elevato numero di ripetizioni per automatizzare la risposta agli stimoli indotti dalla situazione di gara.
ADEGUATEZZA (PRINCIPIO DI): le richieste e le proposte dell’allenatore devono essere ben rapportate all’età, al sesso, al carattere, alle capacità, al livello di preparazione, all’esperienza degli atleti. È il programma che si adatta all’atleta, e non viceversa. Errori di valutazione sono pagati in termini di mancato raggiungimento degli obiettivi, noia o frustrazione.
AGGIUSTAMENTO: risposta immediata ma temporanea dell’organismo agli stimoli allenanti di sufficiente intensità e durata, che spesso non coincide con la risposta adattativa a più lungo termine. Ad esempio, un’esercitazione per l’incremento della resistenza comporta un tempora neo aumento della frequenza cardiaca: la ripetizione di esercitazioni similari provoca, al contrario, bradicardia.
ALLENAMENTO: processo pedagogico- educativo complesso che si concretizza nell’organizzazione dell’esercizio fisico, ripetuto in quantità e con intensità tali da produrre carichi progressivamente crescenti, che stimolino i processi fisiologici di supercompensazione dell’organismo e favoriscano l’aumento delle capacità fisiche, psichiche, tecniche e tattiche dell’atleta al fine di esaltarne e consolidarne il rendimento di gara.
ALLUNGAMENTO: vedi FLESSIBILITÀ.
AMPIEZZA: escursione del movimento di uno o più segmenti del corpo: oltre che dalla flessibilità, l’ampiezza del movimento dipende dalla quantità di forza erogata dalla muscolatura interessata. Fondamentale il rapporto con la frequenza dei movimenti.
ANALIZZATORI: insieme degli organi di senso, che forniscono informazioni sulla situazione interna ed esterna all’individuo.
APNEA PIENA: rappresenta il momento successivo alla fase di inspirazione (massima), quando l’aria non può più entrare in quanto è stata raggiunto il massimo riempimento possibile delle cavità respiratorie. È in grado di far conoscere, se è stata eseguita o meno, una massima inspirazione.
APNEA VUOTA: rappresenta il momento successivo alla fase di espirazione (massima), quando l’aria non può più uscire in quanto è stata raggiunto il massimo svuotamento possibile delle cavità respiratorie. È in grado di far conoscere se è stata eseguita o meno, una massima espirazione.
BRADICARDIA: bassa frequenza cardiaca (costituzionale o indotta da esercitazioni prevalentemente aerobiche).
CAPACITÀ COORDINATIVE: requisiti funzionali, genericamente definiti come destrezza, che costituiscono i presupposti (e subiscono a loro volta l’influenza) delle singole abilità motorie.
CAPACITÀ MOTORIE: insieme delle capacità di base che consentono di raggiungere una determinata performance.
CARICO DI LAVORO: insieme delle esercitazioni (stimoli) proposte durante una seduta o un periodo di allenamento, con determinate caratteristiche. I parametri fondamentali che permettono di individuare le caratteristiche delle varie esercitazioni sono quantità, intensità, densità.
CARICO ESTERNO: l’insieme delle attività proposte durante una o più sedute o cicli di allenamento.
CARICO INTERNO: effetto del carico esterno sul singolo atleta: le stesse esercitazioni inducono in ciascun individuo, infatti, differenti adattamenti.
COMBINAZIONE: capacità di unire movimenti differenti dei vari segmenti del corpo, ma anche di eseguire in successione diverse abilità motorie. Vedi CAPACITÀ COORDINATIVE.
CONSAPEVOLEZZA (PRINCIPIO DI): coscienza da parte dell’atleta degli scopi di ciascuna fase del processo di allenamento. Ciò ne innalza la motivazione e lo rende parte attiva della propria evoluzione.
CONSUMO DI OSSIGENO: quantità di ossigeno consumata durante l’unità di tempo: essa cresce con l’incremento dell’intensità del lavoro, in maniera lineare insieme alla frequenza cardiaca, fino al raggiungimento della soglia anaerobica. Il massimo consumo di ossigeno si raggiunge tuttavia oltre tale soglia, e corrisponde al massimo stimolo ipossico ottenibile con l’esercizio.
CONTINUITÀ (PRINCIPIO DI): costituisce la condizione per la stabilizzazione e l’incremento delle capacità di prestazione. L’interruzione prolungata di stimoli allenanti fa regredire l’atleta a bassi livelli di efficienza.
CONTRAZIONE MUSCOLARE: tensione esercitata da un muscolo sottoposto ad uno stimolo nervoso adeguato, con trasformazione di energia chimica in energia meccanica e calore. Si ha contrazione isometrica (senza accorciamento del muscolo né variazione degli angoli articolari) quando la resistenza uguaglia la tensione erogata; eccentrica (con allungamento del muscolo e apertura degli angoli articolari) quando la resistenza è superiore alla tensione erogata; concentrica (con accorcia- mento del muscolo e chiusura degli angoli articolari) quando la resistenza è minore della tensione erogata; isotonica quando la resistenza rimane costante in tutta la durata del movimento; isocinetica quando rimane costante la velocità di contrazione; auxctonica quando variano contemporaneamente resistenza e velocità di contrazione.
CONTROLLO DELL’ALLENAMENTO: valutazione degli effetti dell’allenamento. È indispensabile per poter modulare i successivi carichi di lavoro. Test che indaghino sul livello delle capacità organiche, consentono al tecnico di oggettivare, almeno in parte, il giudizio sull’andamento del processo di allenamento.
DEBITO DI OSSIGENO: quantità di ossigeno utilizzata al termine di uno sforzo fisico per la rimozione dell’acido lattico (debito lattacido)
DECONTRAZIONE: stato di minore tensione muscolare.
DENSITÀ (DI LAVORO): rapporto tra durata effettiva delle esercitazioni e tempo totale della seduta di allenamento (lavoro più eventuali pause). A parità di caratteristiche di quantità e di intensità, un allenamento più denso determina un carico interno complessivo superiore o, comunque, differente, per la diminuzione delle pause di recupero tra le esercitazioni. Ve di CARICO DI
LAVORO
DIFFERENZIAZIONE CINESTETICA: capacità di dosare nella maniera opportuna il reclutamento delle unità motorie, applicando la quantità di forza muscolare necessaria al raggiungimento degli obiettivi propri della situazione specifica. Vedi CAPACITÀ COORDINATIVE.
DOPING: insieme di pratiche tese ad incrementare la prestazione degli atleti al di sopra dei normali limiti fisiologici raggiungibili con un corretto allenamento.
ELASTICITÀ MUSCOLARE: capacità di un muscolo, dopo essere stato stirato, di riassumere la sua lunghezza iniziale per la presenza di elementi elastici in serie ed in parallelo rispetto alle fibre contratrili. Durante azioni particolarmente rapide precedute da uno stiramento (ammortizzazioni, caricamenti, contro-movimenti anch’essi rapidi: es. corsa lanciata) questo ritorno elastico innesca la contrazione muscolare e vi si somma, con effetti positivi sui livelli di forza e velocità che è possibile raggiungere.
ENZIMI: sostanze proteiche presenti nell’organismo che fungono da catalizzatori, rendendo possibile un rapido svolgimento delle reazioni organiche.
ESPIRAZIONE: è la fase respiratoria in cui viene emessa anidride carbonica dal corpo verso l’esterno. Nella fase espiratoria il corpo è in stato di rilasciamento, addome e torace si sgonfìano. È importante che la respirazione, durante un’attività intensa, sia massima, in quanto tale azione consente, nella fase successiva, l’ingresso di aria nella massima quantità possibile.
ESTEROCERVO: è un tipo di informazione che proviene dai canali percettivi e che dà informazioni rispetto al mondo eterno (vista-udito-tatto).
EQUILIBRIO: capacità di mantenere o variare l’equilibrio posturale in relazione alle azioni motorie da compiere o alle sollecitazioni provenienti dall’esterno. Vedi CAPACITÀ COORDINATIVE.
EVIDENZA (PRINCIPIO DI): facilitare l’acquisizione di elementi tecnico-tattici attraverso dimostrazione diretta, spiegazioni, utilizzazione di audiovisivi quali ad es. filmati propri o di altri atleti.
FACILITAZIONE PROPRIOCETTIVA NEUROMUSCOLARE (FPN-PNF): metodica di incremento della flessibilità, che prevede l’alternanza di circa 10” di allungamento passivo alla massima escursione raggiungibile, 8” di contrazione isometrica contro resistenza ed altri 10” di allungamento. I fattori che determinano i miglioramenti sono l’inibizione a livello nervoso della muscolatura antagonista e lo stiramento tendineo durante la fase di contrazione isometrica.
FATICA: la diminuzione dell’efficienza funzionale (quindi del rendimento) dovuta a fattori muscolari, nervosi o psicologici, a causa del protrarsi di un’esercitazione nel tempo.
FEEDBACK: informazioni di ritorno (ottiche, acustiche, tattili, cinestetiche) sull’andamento del compito motorio, che permettono di correggere o integrare il programma di movimento anche durante la sua stessa esecuzione. Si parla anche di feedback positivo o negativo per l’interazione delle varie esercitazioni fra di loro. Ad esempio, l’inserimento di esercitazioni con modificazione delle tecnica esecutiva o l’utilizzazione di attrezzi diversi da quelli standard possono causare, in tempi brevi, una diminuzione delle capacità di controllo dell’atleta, ma in tempi più lunghi un miglioramento della coordinazione Fine del gesto o dei livelli di forza e velocità esprimibili.
FIBRE MUSCOLARI: unità costituenti il muscolo, composte di filamenti proteici di actina e miosina, dotate di capacità contrattile. Si distinguono fibre a scossa lenta, con bassa velocità di contrazione, che sfruttano principalmente il meccanismo aerobico, altamente vascolarizzate e con scarsa affaticabilità, da fibre a scossa rapida , con elevata velocità di contrazione, che sfruttano invece principalmente i meccanismi anaerobici, scarsamente vascolarizzate e ad elevata affaticabilità.
FLESSIBILITÀ: grado di mobilità del corpo nel suo complesso o di suoi singoli segmenti; dipende dalle caratteristiche anatomiche delle singole articolazioni, dalla forza dei muscoli agonisti e dalle capacità di diminuire la tensione nella muscolatura periarticolare che si oppone al movimento. Adeguati livelli di flessibilità influiscono sulla scelta e sulla corretta applicazione delle tecniche esecutive; sul raggiungimento di elevati livelli di forza e rapidità; contribuiscono a prevenire l’insorgere di traumi a livello muscolare.
FORMA SPORTIVA: situazione in cui le capacità fisiche, psichiche, tecniche e tattiche dell’atleta sono tra loro in un rapporto ottimale; da ciò scaturisce un elevato rendimento. Obiettivo dell’allenamento è far coincidere il raggiungimento della forma con il periodo agonistico. Il top della forma sportiva può essere mantenuto per periodi di tempo limitati e comunque direttamente proporzionali alla quantità di lavoro svolta nel periodo preparatorio.
FORZA MUSCOLARE: tensione che un muscolo esercita una volra sollecitato da uno stimolo nervoso adeguato; definita anche come la capacità di vincere o di opporsi ad una resistenza. Essa è in rapporto all’integrità dei vari complessi anatomici, alla disponibilità delle sostanze energetiche ed alle condizioni dell’allenamento. A parità di lunghezza e di numero di fibre del muscolo, le capacità di forza dipendono dal grado di trofismo, dalle capacità di reclutamento delle unità motorie, dall’entità dell’intervento della componente elastica. Nell’esecuzione di un esercizio fisico il rapporto tra forza impiegata, velocità esecutiva e durata dell’attività consente a molti autori di distinguere tra: forza massima (sollevamento pesi, lotta); forza veloce o rapida (scherma, salti, lanci); forza resistente (nuoto, canottaggio).
GLICOLISI: scissione delle molecole degli zuccheri in sostanze via via meno complesse, con produzione di energia utilizzata per la resintesi dell’ATP Distinguiamo una glicolisi aerobica ed una anaerobica a seconda del meccanismo utilizzato.
GRADUALITÀ: aumento progressivo dei carichi di lavoro e della difficoltà delle esercitazioni, in rapporto con il variare delle capacità dell’atleta.
INSPIRAZIONE: è una delle fasi della respirazione attraverso la quale l’aria viene immessa dall’esterno fino agli alveoli polmonari. Avviene automaticamente, con la contrazione del diaframma che determina un ampliamento della cassa toracica e un’espansione dell’addome; può essere controllata volontariamente, in caso di sforzo intenso, arrivando anche la muscolatura intercostale che permette una maggiore espansione del torace. All’inspirazione si associa una condizione di tensione generale, come se il corpo diventasse più rigido e contratto. Durante l’inspirazione è opportuno evitare di sollevare gli arti superiori, poiché questo movimento provoca soltanto una compressione toracica che determina l’uscita dell’aria; bisogna invece rilassate la muscolatura delle spalle per evitare inutili compressioni o azioni contrarie a quelle dei muscoli respiratori.
INTENSITÀ (DI LAVORO): la maniera di realizzare le esercitazioni da un punto di vista qualitativo (percentuale di velocità esecutiva o del sovraccarico rispetto al massimale, grado di difficoltà delle esecuzioni). Esercitazioni caratterizzare da elevate intensità, prossime alle caratteristiche della gara, rendono specifici gli adattamenti precedentemente raggiunti e consolidati tramite carichi di lavoro in cui prevaleva il parametro quantità. Il risultato finale ‘e quello di “mandare in forma” gli atleti, innalzandone il livello di prestazione. Vedi CARICO DI LAVORO.
IPERTROFIA MUSCOLARE: aumento della sezione trasversa del muscolo (e quindi della grandezza delle masse muscolari) come adattamento dell’organismo all’allenamento della forza. L’iperrrofia dipende quasi esclusivamente dall’aumento di spessore delle fibre muscolari esistenti.
LATERALITÀ: è l’affermazione della dominanza laterale.
LATERALIZZAZIONE: è il processo di affermazione della lateralità.
LATRACIDOSI: produzione di acido lattico e di ioni idrogeno nella glicolisi anaerobica: benché l’allenamento specifico induca un incremento della tolleranza all’acidità, elevate quantità di lattato non consentono il protrarsi dell’attività con le stesse caratteristiche di intensità.
LINGUAGGIO DEL CORPO: è una delle forme di comunicazione che la persona può utilizzare; infatti attraverso gesti, movimenti, atteggiamenti, espressioni del viso la persona comunica con gli altri sia volontariamente che in modo involontario. Una buona capacità di comunicare con questo tipo di linguaggio permette una migliore relazione con gli altri e con se stessi.
MACROCICLO: periodo dell’anno formato da più mesocicli o mesi di attività. Vengono distinti macrocicli preparatori, agonistici o di transizione in relazione agli obiettivi: rispettivamente, raggiungere la forma sportiva, raffinarla e mantenerla in occasione degli appuntamenti di gara, recuperare le energie psicofìsiche in vista del successivo periodo di allenamento.
MASSIMALE: carico massimo spostabile una sola volta in esercitazioni con sovraccarico corrispondente a] 1 00% delle capacità dell’atleta, cui fare riferimento nel calcolo delle percentuali di lavoro.
MEMORIA: capacità del cervello di ritenere informazioni ed estrarle al momento opportuno.
METABOLISMO: somma totale delle reazioni chimiche anaboliche (di sintesi) e cataboliche (degradazione) che avvengono in una cellula o in un organismo vivente.
METODICHE: i differenti tipi di lavoro, distinti fra di loto per le particolari modalità esecutive (per es.: lavoro continuo od interrotto da pause, circuiti, percorsi ecc).
MICROCICLO: un frammento compiuto del mesociclo di allenamento, in quanto in esso sono presenti tutti i mezzi di allenamento previsti nel mesociclo stesso; la sua durata è generalmente di una settimana.
MOBILITÀ ARTICOLARE: è la qualità fisica che permette di sfruttare in modo ottimale l’ampiezza di movimento che hanno le singole articolazioni; è determinata dal funzionamento delle articolazioni e dall’estensibilità dei muscoli e dall’elasticità dei tendini. Le tecniche più conosciute per migliorare 1e possibilità di movimento delle articolazioni sono: lo stretching, la mobilizzazione passiva (es. con l’aiuto di un compagno o di attrezzi), la mobilizzazione attiva. È utile per: eseguire movimenti, gesti tecnici, specialità sportive con maggior precisione e minor dispendio di energie, prevenire infortuni e traumi a tendini e muscoli, rendere i movimenti armoniose sciolti, influenzare positivamente lo sviluppo della forza, velocità, coordinazione. Didatticamente è importante eseguire esercizi che interessino tutte le articolazioni; sollecitare l’allungamento di tutti i muscoli che si utilizzano; inserire gli esercizi nel riscaldamento da effettuare prima di ogni attività e alternare tra di loro le diverse tecniche.
MODULAZIONE DEL CARICO: variazione di quantità ed intensità del lavoro, oltre che scelta corretta delle esercitazioni da utilizzare, effettuate in funzione dell’età, del grado di specializzazione, delle condizioni dell’atleta e del calendario agonistico per assecondare e favorire i processi di supercompensazione.
MOTONEURONE: neurone effettore, attraverso cui passano gli stimoli che raggiungono un determinato numero di fibre muscolari. Questo insieme funzionale costituisce un’unità motoria.
MULTIFORMITÀ (PRINCIPIO DI): sollecitazione delle singole capacità motorie attraverso una vasta gamma di metodiche allenanti, al fine di ottenere nel tempo migliori risultati; le sedute di allenamento divengono altresì più interessanti e gratificanti.
MULTILATERALITÀ (PRINCIPIO DO): miglioramento attraverso l’allenamento di tutte le capacità motorie, tecniche, tattiche e psicologiche che concorrono, in percentuale diversa, al miglioramento della prestazione sportiva. Un allenamento settoriale e standardizzato, dopo un iniziale notevole incremento delle capacità di prestazione, porta inevitabilmente all’instaurarsi di barriere di prestazione, rendendo assai difficili ulteriori progressi.
PARAMETRI DELL’ALLENAMENTO; caratteristiche dell’allenamento, determinate dal rispetto dei meccanismi di stipercompensazione nella programmazione delle attività (frequenza, continuità, progressività ecc.). Più specificamente, s’intendono per parametri del carico di lavoro le modalità esecutive del lavoro stesso, vale a dire quantità, intensità e densità.
PERFORMANCE: vedi PRESTAZIONE.
OBIETTIVI DELL’ALLENAMENTO: innalzare e consolidare il rendimento agonistico dell’atleta.
ORIENTAMENTO SPAZIO-TEMPORALE: vedi CAPACITÀ COORDINATIVE.
PAUSA: tempo di recupero intercorrente fra le esercitazioni. Nel lavoro per serie e ripetizioni, distinguiamo micropause fra le ripetizioni e macropause fra le serie. Inoltre, le pause sono complete se, permettendo il recupero delle energie nervose e lo smaltimento totale dei cataboliti, consentono la ripetizione delle esercitazioni con le stesse caratteristiche di intensità; incomplete, se i processi di recupero non sono portati a termine e la ripetizione dell’esercizio conduce ad esaurimento.
PERIODIZZAZIONE: suddivisione del ciclo annuale di allenamento in macrocicli (preparatorio, agonistico, di transizione), mesocicli, microcicli, unità o sedute di allenamento. Ciò permette di organizzare l’allenamento in funzione dell’età dell’atleta e del suo livello agonistico, del calendario delle gare e delle singole risposte adattative. Il numero di periodi agonistici nell’anno fa distinguere una periodizzazione semplice, doppia o tripla.
PRESTAZIONE: risultato conseguito dall’atleta nella partecipazione alla gara.
PROGRAMMA: piano scritto delle esercitazioni da proporre, suscettibile di modifiche per l’adattamento alle reali condizioni dell’atleta. I riscontri oggettivi (test) e le sensazioni soggettive dell’allenatore e dell’atleta devono condurre alla eventuale modificazione del programma.
PROGRESSIVITÀ: incremento e differenziazione nel tempo delle caratteristiche dell’allenamento per ottenere risultati superiori. Esercitazioni con eguali caratteristiche di quantità e di intensità producono nel tempo, invece, un adattamento a determinati livelli delle capacità degli atleti, con standardizzazione o regressione dei risultati.
PROPRIOCETTIVO: fa riferimento all’attività percettiva della persona e, in particolare, alle informazioni che arrivano dal canale cinestesico (informazioni di tipo articolare e muscolare).
QUANTITÀ (DI LAVORO): durata delle esercitazioni, metri percorsi, kg sollevati, numero delle ripetizioni di un gesto o di un’azione. Essa forma e costruisce l’atleta da un punto di vista tecnico, strutturale e funzionale: i suoi effetti si riscontrano, inoltre, nel lungo periodo, contribuendo a mantenere stabili i livelli di prestazione raggiunti. Sinonimi: volume, mole. Vedi CARICO DI LAVORO.
RAPIDITÀ: modalità esecutiva temporale delle contrazioni muscolari in gesti semplici o complessi, di tipo aciclico. Oltre che da un complesso di capacità coordinative (discriminazione sensoriale, riconoscimento della situazione, elaborazione di un programma, esecuzione motoria) la rapidità dipende dalla velocità di conduzione degli stimoli da parte del sistema nervoso e dalla velocità di contrazione delle fibre muscolari. Queste ultime sono caratteristiche genetica- mente predeterminate, poco o nulla influenzabili da ogni tipo di allenamento. I margini di miglioramento si basano sulla perfetta conoscenza dell’azione motoria da eseguire e sul miglioramento delle capacità di forza ed elasticità muscolari.
RESISTENZA: capacità di protrarre nel tempo un’esercitazione con determinate caratteristiche di intensità e di efficacia. A seconda del meccanismo energetico prevalentemente impegnato nella resintesi dell’ATP si può parlare di capacità (resistenza) aerobica, anaerobica lattacida ed alattacida, corrispondenti ad attività di lungo, medio e breve periodo. Le attività aerobiche-anaerobiche alternate, di tipo misto, sono le più difficili da individuare ed allenare. Accanto ai fattori metabolici, sono estremamente importanti i fattori nervosi della resistenza: questi determinano il grado di controllo sul complesso delle capacità coordinative da una parte e sulle caratteristiche psicologiche e motivazionali dell’atleta dall’altra.
RIGENERAZIONE: insieme delle attività aventi Io scopo di facilitare i processi di supercompensazione degli atleti: corsa lenta, stretching, massaggi, shiatsu, fangoterapia ecc.. Esse acquistano importanza con il crescere del numero, della quantità e dell’intensità delle esercitazioni, anche al fine di prevenire l’insorgere di infortuni.
RIPETIZIONI: insieme di esercitazioni con le stesse caratteristiche esecutive, normalmente costituenti una serie: ad esempio, 16 addominali o 60 metri di corsa.
RISCALDAMENTO: il complesso degli esercizi, utilizzati all’inizio di una seduta di allenamento o prima di una gara, necessari per preparare l’atleta da un punto di vista fisiologico e psicologico agli impegni seguenti.
SCARICO: riduzione della quantità di lavoro, con mantenimento o aumento dell’intensità in sedute e microcicli particolari. Obiettivi: facilitazione dei processi di supercompensazione, miglioramento delle capacità di prestazione, preparazione all’assorbimento di ulteriori cicli di carico. La partecipazione alle gare e la somministrazione di test di controllo sono previste quindi alla fine dei microcicli di scarico.
SERIE: insieme di gruppi di esercitazioni alternate da pause di recupero.
SISTEMATICITÀ (PRINCIPIO DI): il termine indica il carattere di processo non casuale ma preordinato che deve regolare l’allenamento sportivo, mediante una scelta razionale degli stimoli (esercitazioni fisiche ed ideomotorie) che consenta di raggiungere gli scopi stabiliti.
SOLLIEVO: recupero, durante il quale avviene il restauro parziale o totale delle capacità dell’atleta, messe in crisi dallo sforzo precedentemente sostenuto; vedi PAUSA.
STABILITÀ (DELLE CAPACITÀ ACQUISITE): è resa possibile da un’opportuna programmazione del lavoro che tenga conto dei rapporti esistenti fra le varie capacità di vista fisiologico e psicologico agli impegni seguenti.
SCARICO: riduzione della quantità di lavoro, con mantenimento o aumento dell’intensità in sedute e microcicli particolari. Obiettivi: facilitazione dei processi di supercompensazione, miglioramento delle capacità di prestazione, preparazione all’assorbimento di ulteriori cicli di carico. La partecipazione alle gare e la somministrazione di test di controllo sono previste quindi alla fine dei microcicli di scarico.
SERIE: insieme di gruppi di esercitazioni alternate da pause di recupero “attive” come slanci e molleggi.
SUPERCOMPENSAZIONE: insieme dei processi biologici successivi ad un allenamento che induca uno stato di fatica: l’adattamento organico supera il livello iniziale, predisponendo l’atleta a sollecitazioni più gravose e conseguentemente a rendimenti più elevati.
SUPINO: rappresenta quella posizione dove il corpo è sdraiato a terra proteso, con appoggio e contatto della schiena e della parte posteriore del corpo a terra.
TACHICARDIA: aumento della frequenza cardiaca come risposta ad uno stress fisico o nervoso, o all’insieme delle due cose.
TEMPO DI REAZIONE: intervallo fra uno stimolo e la risposta motoria. Si identificano tempi di reazione semplici e complessi, a seconda che lo stimolo sia unico così come la risposta, o che a uno stesso stimolo possano corrispondere più scelte di movimento, oppure che anche gli stimoli siano molteplici.
TENSIONE MUSCOLARE; vedi CONTRAZIONE MUSCOLARE.
UNITÀ CARICO GENERALE/CARICO SPECIALE: divisione troppo netta fra l’allenamento delle capacità motorie di base e la tecnica specifica di una disciplina sportiva crea una serie di problemi relativi alla perdita di efficienza tecnica o all’eccessiva caduta delle capacità organico-muscolari. Ormai in tutte le specialità sportive sono presenti i vari tipi di esercitazioni, certo in percentuale diversa, in relazione al calendario agonistico e alle caratteristiche individuali degli atleti (età, sesso, grado di specializzazione).
UNITÀ CARICO/RECUPERO: i processi di adattamento dell’organismo avvengono nelle pause tra le successive esercitazioni (concetto di “pausa allenante”). I tempi di recupero sono diversi per le varie esercitazioni e per i singoli individui: di ciò è necessano tener conto nella programmazione delle attività.
UNITÀ DI ALLENAMENTO: è la struttura elementare del processo di allenamento, la singola seduta. Può comprendere uno o più tipi di esercitazione purché combinate efficacemente fra di loro. Ciascuna unità si compone generalmente di tre fasi: preparatoria, centrale o di allenamento propriamente detto, conclusiva o defaticante.
UNITÀ MOTORIA: insieme di fibre muscolari innervate da un singolo motoneurone, costituente una unità funzionale. Le capacità di reclutamento di un maggiore o minore numero di unità motorie determinano il livello di forza esprimibile. Esse sono fortemente influenzabili da un allenamento specifico.
VALUTAZIONE: discriminazione delle capacità motorie degli atleti e degli effetti del processo di allenamento attraverso la somministrazione di test motori specifici.
VELOCITÀ: capacità di spostamento di un atleta attraverso movimenti ciclici (corsa, nuoto, sci di fondo). Risultato del rapporto esistente tra frequenza ed ampiezza del movimento.

tratto da Stretching, allungare mente e corpo – a cura di Vanessa Bini,  Ediz. The Book

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