20 Agosto 2019

Alla scoperta del Ponte dell’Arcobaleno

I sette colori dell’arcobaleno costituiscono un’alternativa alla nostra consapevolezza binaria in bianco e nero e ci offrono un mondo di possibilità molteplici. Il Ponte dell’Arcobaleno esprime la diversità della luce via via che essa procede dalla fonte alla sua manifestazione.
I suoi sette colori rappresentano sette modalità vibratorie dell’esistenza umana, correlate ai sette Chakra della tradizione yogica indiana – centri energetici che esistono all’interno di ciascuno di noi.
La filosofia yoga c’insegna che la dea serpente, Kundalini, rappresenta la forza vitale evolutiva all’interno di ciascuno. Essa si desta dal suo sonno nella terra per procedere danzando attra verso ciascun Chakra, ripristinando l’arcobaleno come un ponte metafisico tra la materia e la coscienza. Attraverso questa danza di trasformazione l’arcobaleno diventa l’asse cen trale del mondo, attraverso il Centro di cia scuno di noi dal basso verso l’alto. Nel nostro viaggio lungo la vita, i Chakra sono le ruote disposte lungo questo asse, che conducono il veicolo del Sé lungo la nostra ricerca evolutiva.
Questo Ponte dell’Arcobaleno può anche avvicinare, divenendo così un “ponte” per le cultu re d’oriente e d’occidente, poiché ciascuna ha qualcosa da im parare dall’altra. L’oriente porta all’occidente delle nuove dimensioni di esperienza spirituale attraverso le elaborate pratiche dello yoga, la ricchezza di imma gini delle divinità, l’ab bondanza dei testi buddhisti e induisti. Tuttavia, nonostante questa ricchezza spirituale, esiste, in molti dei paesi orientali, una pre dominanza di povertà materiale, soprattutto in India, da dove hanno avuto origine lo yoga e il sistema dei Chakra, al contrario, molti occidentali vivono circondati di ricchezza materiale, ma nella povertà spirituale. L’occidente può apportare la conferma scientifica alle loro intuizioni.
Ma l’incontro e la sinergia tra culture così diverse possono rendere possibile una ricchezza sia materiale che spirituale. Con gli strumenti delle nuove neuroscienze che si avvalgono delle pratiche orientali come il respiro, le visualizzazioni, la meditazione e, affiancando a queste, la millenaria conoscenza delle filosofie orientali possiamo tentare il viaggio verso la consapevolezza del Sé. Conoscere il funzionamento della fisiologia sottile, propria dello yoga, ci “accompagna” gradualmente ad un lavoro di consapevolezza e di ascolto del proprio corpo, delle sensazioni e dei pensieri al fine di raggiungere una qualche sorta di equilibrio personale e culturale.
L’attraversamento dei Chakra è un processo alche mico di crescente affinamento, che unifica gli opposti: luce e ombra, ma schile e femminile, spirito e materia nel crogiolo del corpo e della psiche.
Questo é stato materia di studio agli albori della psicologia ad opera di Jung.
E’ importante ricordare che la conoscenza della fisiologia sottile é servita a Carl Gustav Jung come una sorta di mappa per localizzare l’ambito psichico e archetipico durante i seminari sulle visioni. In altri termini i chakra del sistema simbolico del kundalini-yoga compongono e trac ciano una rappresentazione del «corpo sottile»,quel corpo sottile di cui Jung ebbe a dire:”Sono spesso stato tentato di consigliare ai miei pazienti di considerare la psiche come un corpo sottile in cui possono crescere dei tumori sottili”
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1  L’attraversamento del Ponte dell’Arcobaleno è una metafora mitica dell’evoluzione della coscienza. Richiamarsi a un mito significa inserire il nostro lavoro personale in un contesto più vasto – un contesto che rende più profondo il significato della nostra lotta personale. Ristabilire il Ponte dell’Arcobaleno signi fica ricollegarsi alla nostra parte divina, ancorandola nel mondo che ci circonda e sanando le scissioni che tanto affliggono la nostra esistenza terrena.
Dal punto di vista mitologico l’arcobaleno è sempre stato un segno di speranza, un collegamento tra il Cielo e la Terra, un segno di armonia e di pace. Un tempo si credeva che le divinità, gli spiriti e i mortali attraversassero le sue fasce di colore sia durante che dopo la vita, proteggendo l’invisibilità del Cielo e della Terra. Nella mitologia norrena il Ponte dell’Arcobaleno collegava gli esseri umani agli dei e costituiva il tramite con il Valhalla, il palazzo celeste dove avevano la loro dimora gli dei.
L’arcobaleno, come simbolo archetipico, compare in molte mitologie di ogni parte del mondo. Nella mitologia hindu la dea Maya creò il mondo da sette veli dei colori dell’arcobaleno. Nel mito egiziano sono le sette stole di Iside, nel mondo cristiano i sette veli di Salomè, per i Babilonesi era la collana di Ishtar tempestata di pietre iridate e per i Greci Iride alata, che portava sulla terra i messaggi degli dei agli esseri umani
Nel mito celtico l’orcio d’oro alla fine dell’arcobaleno rappre senta una sorta di Santo Graal, la coppa perduta del rinnova mento e della pienezza spirituale. Jung si riferiva all’oro come al prodotto simbolico finale della trasformazione alchemi ca interiore.
2  Sonu Shamdasani (a cura di) Jung C.G., La psicologia del kundalini-yoga  Bollati Boringhieri  Torino 2004
Sezione a cura di Lucia Giovenali

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