
Occorre sottolineare che l’ansia è un segnale senza il quale nessun uomo sarebbe in grado di superare i limiti raggiunti dai suoi predecessori, quando l’identificazione è spostata nella testa, nell’lo, e quindi crediamo che il mondo sia solo fatto di obiettivi e che la vita non abbia senso se non per il lavoro che facciamo, per gli hobby che abbiamo o per i viaggi che ci aspettano.
Persino la creatività, che dovrebbe essere la manifestazione più naturale e fluida dell’essere, diventa una fatica.
E quando l’ansia ci manca, quando il pensiero concitato va a riposare, scambiamo la sensazione di vuoto che si va a creare come una stasi dell’essere o una mancanza di stimoli.
Mentre, in realtà, il vuoto è proprio il sintomo che la mente si sta via via liberando di tutto l’inutile di cui la riempiamo: in quel vuoto, trova spazio l’intelligenza vitale e universale che ci abita.
Quindi l’ansia è un segnale necessario, sì, ma non come condizione ottimale dell’essere.
Al contrario, la sua presenza ci è indispensabile per accorgerci che ci stiamo allontanando troppo dalla nostra natura.
L’ansia è un segnale che ci ci fa capire che ci stiamo attaccando allo strato superficiale delle cose, perdendo così la centralità del nostro essere. In tal senso, può diventare un segnale d’allarme che non va assolutamente trascurato.
Perché dietro l’ansia sta nascosta la vita.