26 Marzo 2019

Preparare l’olio essenziale di origano

L’emozione di preparare l’olio essenziale di origano
 
Una spedizione nel Salento per raccogliere il prezioso origano, nel regno di Federico II. 
 
Nel mese di luglio due erboriste, un medico e una aromaterapeuta sono partite per il Salento alla ricerca di un particolare tipo di origano (origanum hirtum), il più adatto all’estrazione di olio, che si trova solo in determinate regioni del Sud. Ecco il racconto di questa avventura. 
“Signorì, mi raccumandu, nun lu taccà strittu strittu, si nò fuchescia.” E Lorenzo, che parla la lingua, ci traduce quello che ha appena detto Manuè,  Manuele: “Signorina, mi raccomando, non lo legare stretto stretto, altrimenti riscalda troppo”. Manuele è perplesso, ci vuole aiutare, ma più ci guarda, più è perplesso: quattro cittadine, le mani senza calli, la testa senza fazzoletto, calate dal Nord, da Roma, da Pisa e, come se non bastasse, nel mese sbagliato.
Ci indica le piante di origano. Le signorine sono venute per farne l’olio, ma l’olio sta nei semi, e invece loro vogliono le piante senza semi. Mah. “Manuele, vede, noi vogliamo estrarne l’olio essenziale, lo distilleremo, cerchiamo le piante con il fiore aperto o in boccio.” Sia come sia, le signorine hanno frugato nei libri, mosso amici e parenti, viaggiato molto, e quello è l’ origano che andavano cercando, il campo giusto, incolto, senza pesticidi, il suo campo.
Manuele cede, il grande cuore meridionale, la sacra ospitalità pugliese ci accolgono senza remore, e mette a disposizione tutto quello che ha. Ci inoltriamo nel campo, il sole è già caldo, ci curviamo sulle piante, cominciamo la scelta e la raccolta, stelo a stelo. Si rinnova il gesto ancestrale, un’antica memoria ci insegna il silenzio, il rispetto. Lorenzo ci guida veloce fra le stradine, fino alla sua casa.
Invadiamo la cucina, inizialmente recalcitrante nella sua modernità a questa faccenda di alambicchi. Montiamo il distillatore, i bambini ci saltellano intorno. Quando scende la prima goccia d’olio di origano, ci si abbraccia, è festa. A tavola poi, soddisfatti, ci guardiamo: tutti i nostri gesti, piccoli tasselli, tutti necessari, un grande puzzle.
Necessari, come tasselli, i personaggi, quelli sotto il sole, Loredana, Lorenzo, Manuè, Marcella, Nicoletta, Carla, a cui si sommano ingredienti imprevisti come il silenzio assorto di Gabriele, 5 anni appena, che ha sminuzzato le piantine, e necessario il tempo, quello sui libri con Riccardo, e Rina che ci prepara la cena, e ancora Marcella, che distribuisce maca e guaranà e il senso di questa ricerca, e tasselli, tasselli, fino agli amici messicani, che sentiamo presenti e a cui manderemo l’olio, in microdosi, potente antisettico, antibatterico, antiparassitario.
Tutti noi abbiamo sempre usato gli oli, acquistati, in pratiche bottigliette. Ma questa esperienza è completamente diversa, la mano esperta di Nicoletta ci mostra, nelle minuscole foglie, le piccole sacche che contengono l’olio. Il calore le ha rotte, il vapore ha catturato l’olio, portandolo con sé e precipitando con lui nella serpentina, quella del famoso Avicenna.
A tavola, si brinda, si brinda all’Amico. Ce ne torniamo verso il Nord, l’autostrada è intasata di auto e imprecazioni, e noi prendiamo un’altra strada, più lunga, più bella, con il nostro bottino, una minuscola bottiglietta, 4 ml di olio dorato e il cuore pieno di gratitudine. Manuele non ha voluto essere pagato: “Non si ni parla propria, io non l’aghiù fattu pi li sordi. Li sordi li teghu. L’aghiù fattu perché ni tinia piaceri”.
Aromaterapeuta 
Docente di Aromaterapia 

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