13 Settembre 2026

Il ricordo deformato

Dobbiamo tuttavia considerare che il ricordo può subire delle deformazioni, soprattutto se legato a forti emozioni.
La prima deformazione può avvenire al momento del fatto, quando l’emotività può “colorare” il ricordo di significati e tonalità anche opposte al dato reale.
La seconda avviene come aggiustamento nel tempo: il ricordo, a ogni passata di memoria o di racconto, si adatta ai nuovi bisogni, si mitizza, perde alcuni pezzi e ne acquista di nuovi. Il tutto senza che ce ne accorgiamo.
Così può diventare trauma ciò che non lo era, e viceversa. A quale memoria dunque, e a quale passato ci riferiamo? La memoria è felice quando opera nel presente. Il punto è che, in qualunque stato di conservazione sia il ricordo, il passato deve fluire, deve archiviarsi. I ricordi non possono essere gli elementi che guidano la nostra esistenza nel presente.
La memoria è una funzione prettamente dinamica che, nel suo impiego sano, archivio il passato orientandoci verso il futuro, ma che essenzialmente opera nell’istante presente.
Se perciò vogliamo archiviare nel modo giusto la matassa di ricordi in esubero, dobbiamo più che mai stare nel momento presente. In tal modo, la memoria riceve impronte non inquinate dal passato e, mediante sapienti automatismi, colloca il passato nei giusti “scaffali” sinaptici.
Tratto dal libro “Come potenziare la Memoria” – Riza

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