21 Maggio 2019

Il linguaggio degli organi

linguaggio degli organiIn realtà ogni organo del corpo esprime una parte di noi, le nostre intime emozioni. E quando nella vita qualcosa non va (una situazione insostenibile o una verità scomoda) e non ce ne accorgiamo o non Io vogliamo accettare, è proprio l’organo “depositano” di quell’ambito che si fa sentire con un disturbo che simbolicamente, con un linguaggio tutto suo, esprime un disagio della totalità della persona. Ma come si fa a leggere questo linguaggio e a utilizzarlo per curarci?
Lo stomaco; il grande alchimista  
Paracelso, geniale alchimista del Cinquecento, scriveva: «Noi dobbiamo assorbire gli alimenti. Così il nostro corpo, in origine privo di veleni, assorbe i veleni che sono uniti agli alimenti. Ma per lottare contro questo possediamo in noi un potere di neutralizzazione chimica e di eliminazione. Questo potere è esercitato dall’Alchimista (che risiede nello stomaco)». Gli antichi alchimisti volevano infatti trarre dagli elementi grezzi naturali la “quintessenza”, cioè l’aspetto più caratterizzante. E il fuoco era l’elemento con cui iniziavano la purificazione della materia. Un processo analogo svolge lo stomaco verso i cibi, che dentro di esso “bruciano”e si trasformano nell’essenza utile all’uomo, che verrà poi assorbita dall’intestino.
La grotta che trasforma  
Lo stomaco è luogo e strumento di trasformazione anche in molti miti antichi e moderni, in cui l’eroe viene inghiottito da un mostro e rimane nel suo stomaco fino a quando viene restituito al mondo, trasformato. È quanto accade nel mito biblico di Giona ma anche nella storia di Pinocchio, dove l’essere inghiottito dalla balena è il passaggio-chiave che consente al nostro piccolo eroe di ritrovare il padre e tornare nel mondo dove da burattino diventa bambino. Cioè dalla materia grezza diviene essenza vitale. Lo stomaco si lega così anche a tutti i miti di “discesa agli inferi” (da Ulisse nell’Odissea a Dante nella Divina Commedia, a Gesù stesso), in cui il “ritorno al mondo” (o resurrezione) è il frutto di un cambiamento interiore che consente una nuova visione del mondo. Una cavità profonda in cui si discende sembra dunque il passaggio obbligato perché si possa verificare una vera trasformazione, un “passaggio di maturità”.
Il cibo diventa noi  
li cibo non sfugge a questa regola: entra grezzo nella cavità dello stomaco, viene purificato e infine trasformato in materia vivente, nella nostra carne. Sì, perché forse non ce ne rendiamo conto ma quel piatto di spaghetti al pesto che abbiamo davanti, o quella fantastica torta ai frutti di bosco… diventano noi! L’essenza di ciò che mangiamo, con la digestione e l’assorbimento, diventa di giorno in giorno il nostro corpo. E la frase: «Noi siamo quello che mangiamo», per quanto inflazionata, è dunque veritiera.
La digestione delle opinioni e dei pensieri 
Ogni cibo però è anche uno stato d’animo, il cui sapore è intimamente legato al vissuto personale e le cui molecole sono intrise dell’atmosfera affettiva nella quale ci si nutre. Lo stomaco dunque non è chiamato solo a digerire gli alimenti, ma anche le emozioni che la nostra psiche vi associa. Per diventare “noi” perciò il cibo deve essere piacevole e digeribile, e noi sappiamo che non è sempre così: «Quante ne ho dovute mandar giù!», «Questa proprio non la digerisco», «Quel tipo mi sta sullo stomaco», sono frasi comuni in cui l’avversione emotiva per persone e situazioni è vissuta proprio a livello gastrico Sentimenti, pensieri, emozioni e cibo vengono inconsapevolmente trattati proprio come se fossero la stessa cosa.

Tratto dal libro “I rimedi naturali per lo stomaco” – Riza

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