
L’ansia si affaccia sempre in situazioni tipiche: quando nella comunicazione con gli altri ci obblighiamo a indossare una maschera (ansia “sociale”); tutte le volte in cui ci obblighiamo a conseguire il massimo risultato (ansia “da prestazione”); quando la situazione imprevista fa affiorare in noi un’emotività sconosciuta.
In pratica, nella maggior parte delle volte in cui pretendiamo di essere diversi da noi stessi o di incanalare il nostro comportamento in modi di essere che ci risultano estranei.
Così facendo, perdiamo il senso reale della vita, che ci risulta sempre più estranea.
Chi soffre di ansia non si muove mai in modo continuo, ma è pieno di dubbi, di contraddizioni: inibito o paralizzato dalla paura di sbagliare; condizionato da costanti confronti con il passato o dal timore di avventurarsi in operazioni a esito incerto nel futuro, vissuto come minaccioso perché imprevedibile; stremato dalla sensazione di essere sempre “sul filo del rasoio” e, di conseguenza, inaffidabile agli occhi di se stesso nel portare avanti i progetti che si propone di realizzare.
L’ansia non consente mai di vivere come il protagonista della propria vita, e ha difficoltà ad articolare un’autonomia di identità e di pensiero.
L’ansia ci pone sempre in balia degli eventi, si ritrova incapace di porre in atto trasformazioni personali, di decidere per sé senza patemi, di avere un pensiero originale che si distacchi da quello degli altri,., e l’ansia ha proprio il compito di segnalargli che la strada che ha intrapreso non è la sua.