19 Novembre 2019

La quarta via

Tradizionalmente, secondo Gurdjieff, l’immortalità poteva essere raggiunta attraverso strade anguste, non comuni. Esse erano tre: la via del fachiro, la via del monaco, la via dello yogi. La via del fachiro consiste nella lotta contro il corpo fisico, trascurando tutte le emozioni e l’intelletto. Lo stare giorni e giorni ritti su di un piede su di una colonna era un esercizio mirato unicamente ad afferrare la volontà, il pieno controllo sul corpo fisico.
La via del monaco, invece, consisteva in una strenua lotta contro i sentimenti, mediante la sottomissione a un sentimento ben superiore: la fede. La via dello yogi, infine, era la via del dominio della mente. Secondo il parere di Gurdjieff tutte le suddette vie raggiungevano un fine parziale in quanto, se pur ognuna giungeva al pieno controllo su uno dei tre corpi, impossibilitate a giovarsi dei benefici possibili con l’esercizio simultaneo su corpo, mente e spirito. Le tre vie della tradizione possono interessare solo quanti intendano allontanarsi da tutto ciò che li circonda, la loro scelta coincide con la rinuncia al mondo. La quarta via suggerita da Gurdjieff, invece, non esige il rifiuto della vita comune: le normali e quotidiane condizioni di vita, infatti, sono senza dubbio le migliori e rivelano ciò che effettivamente l’uomo è.
Così all’isolamento totale richiesto dalle tre vie della tradizione, la quarta via contrappone una più naturale solitudine. Ognuno deve trovare da sé la propria quarta via perché essa non ha una forma definita, valida per sempre e per tutti! Il lungo brano che riportiamo di seguito è tratto dal testo Frammenti di un insegnamento sconosciuto di E.D. Ouspensky che, assieme a La quarta via, rappresenta l’esposizione più completa e densa dell’opera di Gurdjieff: soltanto l’uomo che possieda i quattro corpi completamente sviluppati può essere chiamato Uomo nel pieno senso della parola.
Così, l’uomo compiuto possiede numerose proprietà che l’uomo ordinario non possiede. Una di queste proprietà è l’immortalità. Tutte le religioni e tutti gli insegnamenti antichi contengono l’idea che con l’acquisizione del quarto corpo l’uomo acquista l’immortalità; e tutte indicano delle vie per acquisire il quarto corpo, ossia l’immortalità. In relazione a ciò, alcuni insegnamenti paragonano l’uomo ad una casa di quattro stanze. L’uomo vive in una sola, la più piccola e la più povera di tutte, senza supporre minimamente, fino a quando non glielo si dice, l’esistenza delle altre, che sono piene di tesori.
Quando egli ne sente parlare, incomincia a cercare le chiavi di queste stanze, e specialmente della quarta, la più importante. E quando un uomo ha trovato il mezzo di penetrarvi, diventa realmente il padrone della sua casa, perché è soltanto allora che la casa gli appartiene completamente e per sempre. La quarta stanza dà all’uomo l’immortalità e tutti gli insegnamenti religiosi si sforzano di indicargli il cammino verso di essa. Vi è un grandissimo numero di strade, più o meno lunghe, più o meno dure, ma tutte, senza eccezione, conducono o cercano di condurre in una stessa direzione, che è quella dell’immortalità. L’immortalità non è una proprietà con la quale l’uomo nasce, ma una proprietà che può essere acquisita. Tutte le vie che conducono all’immortalità, quelle che sono generalmente conosciute e le altre, possono essere ripartite in tre categorie:
1 La via del fachiro.
2 La via del monaco.
3 La via dello yogi.
La via del fachiro è quella della lotta con il corpo fisico, è lunga, difficile e incerta. Il fachiro si sforza di sviluppare la volontà fisica, il potere sul corpo. Egli vi riesce attraverso terribili sofferenze, torturando il corpo. Tutta la via del fachiro è fatta di esercizi fisici incredibilmente penosi. Egli sta in piedi, nella medesima posizione, senza un movimento, per ore, giorni, mesi o anni: oppure siede con le braccia tese. su un nudo sasso, al sole, alla pioggia, alla neve; oppure si infligge il supplizio del fuoco o quello del formicaio in cui egli tiene le gambe nude, e così via. Se non cade ammalato o non muore, si sviluppa in lui ciò che può essere chiamato volontà fisica ed egli raggiunge allora la possibilità di formare il quarto corpo. Ma le altre sue funzioni, emozionali e intellettuali, rimangono non sviluppate. Egli ha conquistato la volontà, ma non possiede niente cui applicarla, non può farne uso per acquistare la conoscenza o perfezionare se stesso. In generale, è troppo vecchio per cominciare un lavoro nuovo. […] Questa è la prima via. –
La seconda è quella del monaco. E la via della fede, del sentimento religioso e del sacrificio. Un uomo che non abbia fortissime emozioni religiose e una immaginazione religiosa molto intensa non può diventare un monaco nel vero senso della parola. Pure la via del monaco è molto dura e molto lunga. Il monaco passa degli anni, decine di anni a lottare contro se stesso, ma tutto il suo lavoro è concentrato sul secondo corpo, ossia sui sentimenti. Sottomettendo tutte le altre emozioni a una sola emozione, la fede, egli sviluppa in se stesso l’unità, la volontà sulle emozioni. […]
La terza via è quella dello yogi. È la via della conoscenza, la via dell’intelletto. Lo yogi riesce a sviluppare il suo intelletto, ma il suo corpo e le sue emozioni restano da sviluppare e, come il fachiro ed il monaco, egli è incapace di trarre profitto da ciò che ha realizzato. Egli sa tutto, ma non può fare nulla. Per diventare capace di fare deve conquistare il dominio sul suo corpo e sulle sue emozioni. Per riuscirvi, deve rimettersi al lavoro ed egli non otterrà alcun risultato se non con degli sforzi prolungati. Però in questo caso ha il vantaggio di comprendere la sua posizione, di conoscere ciò che gli manca, ciò che deve fare e la direzione da seguire. Ma, come sulla via del fachiro e del monaco, rarissimi sono coloro che acquistano una tale conoscenza sulla via dello yogi, ossia raggiungono il livello in cui un uomo può sapere dove va. La maggior parte si arrestano ad un certo grado e non vanno oltre. […]
E la situazione sarebbe veramente disperata se non esistesse un’altra possibilità, quella di una quarta via. La quarta via non richiede che ci si ritiri dal mondo, non esige la rinuncia a tutto  ciò che formava la nostra vita. La quarta via comincia molto più lontano che non la via dello yogi.
Ciò significa che bisogna essere preparati per impegnarsi sulla quarta via e che questa preparazione deve essere acquisita nella vita ordinaria, essere molto seria e abbracciare parecchi aspetti differenti. Inoltre un uomo che vuole seguire la quarta via deve riunire nella sua vita condizioni favorevoli al lavoro, o che in ogni caso non lo rendano impossibile. Infatti, bisogna convincersi che sia nella vita esteriore che nella vita interiore di un uomo, certe condizioni possono costituire per la quarta via barriere insormontabili. Aggiungiamo che la quarta via, contrariamente a quella del fachiro, del monaco e dello yogi, non ha una forma definita.
Prima di tutto la quarta via deve essere trovata. È la prima prova. Ed è difficile, poiché, la quarta via è ben lontana dall’essere conosciuta quanto le altre tre vie tradizionali. C’è molta gente che non ne ha mai sentito parlare ed altri che negano semplicemente la sua esistenza o anche la sua possibilità. Nella quarta via bisogna lavorare simultaneamente sul pensiero e sulle emozioni; lavorando sul pensiero, bisogna lavorare sul corpo fisico e sulle emozioni; mentre si lavora sulle emozioni, occorre lavorare sul pensiero e sul corpo fisico.
Ciò che permette di riuscire è la possibilità, nella quarta via, di fare uso di un sapere particolare, inaccessibile nelle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. Questo sapere rende possibile un lavoro simultaneo nelle tre direzioni. Tutta una serie di esercizi paralleli sui tre piani: fisico, mentale ed emozionale, servono a questo scopo. Inoltre, nella quarta via è possibile individualizzare il lavoro di ciascuno; vale a dire, ogni persona deve fare solo ciò che gli è necessario e nulla che sia inutile per lui. Infatti, la quarta via fa a meno di tutto il superfluo che si è mantenuto per tradizione nelle altre vie”. (tratto da PD. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, Roma, 1976).

Tratto dal libro “Meditazione” – Key Book

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