Shopping Compulsivo

Lo Shopping Compulsivo è un disturbo caratterizzato dall’impulso irrefrenabile e immediato all’acquisto, da una tensione crescente alleviata solo comprando. Ogni stato emotivo negativo viene trasformato nella spinta incontrollabile e irrefrenabile a effettuare un acquisto, nonostante la compromissione delle sfere finanziaria, relazionale, lavorativa e psicologica.
La Dipendenza dagli Acquisti, delta anche Shopping Compulsivo, viene descritta per la prima volta da Kraepelin nel 1915 come “mania di comprare” o “oniomania”. In seguito Bleuler (1924) la elenca tra gli “impulsi reattivi”.
Nonostante lo shopping compulsivo sia stato descritto già all’inizio del secolo come un profondo disagio psichico da autori importanti, la sua classificazione nei principali manuali diagnostici dei disturbi mentali è tutt’ora contro- versa, li disturbo presenta, infatti, diversi aspetti riconducibili ad altre patologie già chiaramente classificate.
Lo shopping compulsivo può, infatti, rappresentare una variazione del disturbo ossessivo compulsivo. Ricordiamo che la spinta dalla quale nasce la compulsione non è il desiderio di provare piacere, ma l’intento di proteggersi da una determinata paura con un rito propiziatorio.
Per esempio, dietro la mania, quasi sempre femminile, di comprare vestiti ci potrebbe essere il timore di apparire poco desiderabili o poco attraenti.
I soggetti affetti da questa patologia sostengono di essere assaliti dall’urgenza di comprare, come in preda a un’ossessione che li costringe a mettere in atto il comportamento.
Tale disturbo genera sollievo e piacere dopo l’acquisto, ma al contempo crea stress. conseguenze negative e sensi di colpa. Per questo motivo non è da escludersi l’ipotesi che lo shopping compulsivo possa rientrare nella categoria generale dei disturbi ossessivi compulsivi.
Lo shopping compulsivo potrebbe però rappresentare una strategia messa in atto per alleviare uno stato depressivo sottostante. Innanzitutto, si è visto che sentimenti negativi come tristezza, solitudine, frustrazione o rabbia, incrementano la tendenza a fare acquisti, mentre lo shopping stesso è associato a emozioni piacevoli quali felicità, senso di potere e competenza.
Il fatto che gli oggetti acquistati siano molto spesso inutili e che il più delle volte vengano messi da parte o regalati, ci fa capire che essi servono solo a riempire un vuoto di sentimenti positivi e di autostima nel soggetto.
Proprio l’autostima potrebbe costituire il legame tra depressione e shopping patologico. Infatti, da una ricerca di Faber e O’Guinn (1992) risulta che chi è affetto da questo disturbo ha punteggi di autostima molto più bassi rispetto ai normali consumatori.
Per questi soggetti fare acquisti potrebbe essere un modo per innalzare la propria autostima, ma anche per combattere frustrazioni e umore depresso,È però interessante notare anche l’accostamento con la dipendenza.
Come abbiamo visto, lo shopping a livelli patologici si associa spesso ad altri tipi di dipendenza da comportamenti o da sostanze, poiché possiede le caratteristiche dell’assuefazione — che porta i soggetti a incrementare progressivamente tempo e denaro speso negli acquisti – e del craving, ovvero l’incapacità di controllare l’impulso di mettere in atto il comportamento, In questo modo, il soggetto affetto da tale disturbo cerca immediata gratificazione. agendo nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative a cui andrà incontro. In seguito all’acquisto, egli sperimenta un senso di riduzione delle tensione che funziona da rinforzo per il successivo ripetersi del comportamento disfunzionale.
Ma sarà proprio shopping compulsivo?
Secondo Lorrin Koran, direttore della Stanford University lo shopping si configura come un disturbo del comportamento quando si verificano queste condizioni:
• il denaro investito per lo shopping è eccessivo rispetto alle proprie possibilità economiche;
• gli acquisti si ripetono più volte in una settimana;
• non importa l’oggetto dell’acquisto (abiti, CD, profumi, libri oppure cibo), ma comprare, soddisfare un bisogno inderogabile e imprescindibile che spinge a entrare in un negozio e uscirne carichi di pacchi;
• lo shopping risponde a un bisogno che non può essere soddisfatto, per cui il mancato acquisto crea pesanti crisi di ansia e frustrazione;
• la dedizione agli acquisti compare come qualcosa di nuovo rispetto alle abitudini precedenti.
Febbre d’acquisto…
Ricordiamo che lo shopping compulsivo causa problemi significativi come stress, interferenze con il funzionamento sociale e lavorativo, disagi familiari e coniugali e gravi problemi finanziari. Inoltre, si riscontrano spesso sentimenti di colpa e vergogna in seguito all’acquisto di oggetti che, il più delle volte, vengono nascosti al resto della famiglia, oppure messi da parte, regalati o persino buttati via.
L’identikit dei compulsive buyers (shopper) fornisce preziose informazioni sulle caratteristiche sociali e culturali di quanti manifestano questo disagio: il 90% dei soggetti è rappresentato da donne che appartengono a una fascia sociale media; molte sono casalinghe, segretarie, impiegate e con un’età media di 40 anni.
In realtà le avvisaglie e sintomi di questa difficoltà rispetto agli acquisti si avvertono già nell’adolescenza. Solo una minoranza di queste donne non presenta altri problemi di interesse psichiatrico:
è molto frequente, per esempio, che ci sia, o ci sia stato in passato, un rapporto difficile con il cibo (anoressia o bulimia); in particolare, il più delle volte si tratta di donne bulimiche.