16 Giugno 2019

Enuresi

Si chiama enuresi il fatto di fare la pipì a letto, in unetà nella quale la maggior parte dei bambini non la fanno più. Questo problema è molto frequente e spesso male interpretato dal bambino e dai genitori. Conviene affrontarlo con tatto e cercare di analizzare bene ciò che avviene per trovare una soluzione.
Si deve avere in mente che l’ enuresi è sempre un problema relazionale, che traduce una situazione di conflitto nell’ambiente circostante (in genere i genitori, o la scuola). Questo malessere non è espresso coscientemente nella maggior parte dei casi: è respinto nell’inconscio, accompagnato da un senso di colpevolezza. E’ questo inconscio che si esprime di notte, sotto forma di enuresi. Si vede quindi che si tratta di un problema molto complesso che non può essere risolto con il ricorso a qualche medicinale miracoloso o con metodi esterni.
Enuresi, le cose da non fare 
Rimproverare il bambino provando a colpevolizzarlo o a fargli provare vergogna. Se ne rende conto molto bene da sé. Al contrario, un atteggiamento troppo comprensivo non sari capito. É bene avere un atteggiamento vicino all’indifferenza e dì considerare ciò come una tappa necessaria nell’evoluzione del bambino. Evitare a ogni costo di drammatizzare i) problema e di mettere il bambino in una situazione di conflitto permanente con la madre.
Un accertamento urologico completo con “radiografia dei reni” e analisi delle urine che è normale nel 99% dei casi, e che si conclude con una diagnosi curiosa di “debolezza della vescica”. Fissarsi sull’aspetto strettamente urinario, è un modo errato di affrontare il problema.
I metodi più o meno aggressivi, del genere del campanello che suona se il bambino si è bagnato o lo svegliarlo ogni 2 ore per portarlo nel bagno, alla lunga non hanno efficacia, perché neppure essi tengono conto del vero problema che è, ricordiamolo, puramente psicologico.
I medicinali classici utilizzati nell’enuresi sono, o inefficaci (le vitamine E) o sproporzionati (gli antidepressivi). Qui ancora, ci si deve ricordare che la soluzione può venire solo dal bambino stesso, e che ogni soluzione “di forza” proveniente dall’esterno non risolve il problema.
Enuresi, le cose da fare 
Prima di tutto, parlarne al vostro medico, che è il solo capace di cercare con voi la causa dell’enuresi o di orientarvi verso la visita di uno psicologo o di uno psichiatra infantile. Quest’ultimo ci è spesso moJto utile per trovare la radice del male e per spiegare ai genitori l’atteggiamento adatto per ciascun caso. Non si deve in nessun caso temere il contatto con questi specialistì, la cui esperienza consente quasi sempre di non ricorrere a dei medicinali. Qualche colloquio, qualche consiglio ai genitori bastano in genere per risolvere il problema.
Spiegare al bambino, soprattutto se è motivato, che la scomparsa della sua enuresi è prima di tutto una questione di decisione che lui solo può prendere e che nessun adulto gli può imporre. Una voglia sincera di smettere è un passo fondamentale verso la guarigione.
Evitare di bere troppo dopo le 17 facilita le cose, ma non è indispensabile.
É pure utile curare con l’omeopatia gli eventuali terrori notturni o gli incubi ma soprattutto iniziare un trattamento di fondo personalizzato che permetterà, ritrovando l’equilibrio globale psichico e somatico, di risolvere definitivamente il problema. In questo settore non esiste ricetta.

tratti dal libro “Manuale pratico di Omeopatia” di Ruggero Dujany edito da Red/Studio redazionale

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