17 Luglio 2019

Il campo elettrico

L’urbanesimo porta l’uomo al ritiro dalla natura alterando con l’andare del tempo l’equilibrio biofisico – biochimico – bioelettrico, con conseguenze di maggiore vulnerabilità nel campo psicofisico.
Ogni anno, per esempio, aumenta il numero delle persone sofferenti di metereopatia, sofferenza che mette in evidenza non solo una ipersensibilità allergico-simile per sbalzi di pressione e umidità atmosferica, ma dimostra altresì una maggiore disponibilità alle malattie stagionali, infettive e neurologiche.
Studi recenti hanno dimostrato che parte di queste ipersensibilizzazioni erano provocate dall‘enorme differenza quantitativa degli joni per cm3 presenti all’aperto e in ambienti chiusi.
Nella natura, cioè all’aperto, si ha una densità jonica oscillante tra i 500 a 10.000 ioni per cm3 di aria. In ambienti chiusi, (ambienti di lavoro, uffici, ecc.) la densità aumenta fino a raggiungere oltre 40.000 ioni per cm3 di aria.
Essendo gli joni il collegamento tra le molecole del nostro corpo e il campo elettrico che ci circonda, la deviazione dalla massa quantittiva jonica normale, influisce sul nostro benessere.
Con apparecchiature atte a creare un campo elettrico con cui è fìssabile la jonodensità ambientale si è riusciti almeno in parte a contenere gli effetti di ipersensibilità.
Persone ipersensibili, introdotte in ambienti muniti di campo elettrico, permangono in questi da 4 a 6 ore al giorno.
Il ciclo di cura ha la durata di 20-30 giorni.

Tratto da “Terapia Fisica” di Erick Fussanegger – Casa di Cura San Marco

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